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Olbia

«L’ospedale è in ginocchio Ats e Regione si muovano»

di Giuseppe Pulina
«L’ospedale è in ginocchio Ats e Regione si muovano»

I sindaci del distretto di Tempio sollecitano un incontro: «Subito gli anestesisti» E la Cgil Medici attacca: «La politica si assuma la responsabilità dei fallimenti»

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TEMPIO. Si rivolgono alla cabina di pilotaggio della sanità sarda i sindaci dei Comuni del Distretto sanitario riunitosi ieri, insieme ai vertici Assl e all’assessore regionale Andrea Biancareddu, per fare il punto sulla crisi sempre più acuta dell’ospedale tempiese. Totale la convergenza sulla richiesta di un incontro urgente con il commissario straordinario di Ares, Massimo Temussi, e l’assessore alla Sanità, Mario Nieddu. Richiesta vincolata al rispetto di una precisa condizione: il congelamento di iniziative tese a ridimensionare servizi e reparti per scongiurare, almeno temporaneamente, il provvedimento di sospendere il servizio del pronto soccorso di notte e nei fine settimana.

La richiesta. «Quella che chiederemo all’Ats e all’assessorato – ha dichiarato il sindaco di Tempio, Gianni Addis – è che si facciano carico di risolvere la questione degli anestesisti in qualunque modo. Nel corso dell’incontro abbiamo individuato e suggerito soluzioni. Se non verranno applicate, si passerà a un livello di rivendicazione molto più alto interessando della vertenza prefetto e magistratura».

La Cgil medici. Se i sindaci si rivolgono all'Ats, il mondo del sindacato chiama, invece, in causa la politica. Tra gli osservatori più critici e puntuali della vertenza che investe l’ospedale di Tempio c’è il sindacalista della Cgil Medici, Giorgio Chiarelli che punta l’indice soprattutto verso la classe politica, parla del divario che allontanerebbe questa dai principali problemi del mondo della sanità. «In regioni poco evolute come la Sardegna nella gestione della politica sanitaria – dichiara il sindacalista in una nota – emergono delle posizioni demagogiche spesso bipartisan che esplicitano il totale distacco della politica dalla realtà lavorativa sanitaria e l’incapacità a gestire l’integrazione fra operatori del sistema pubblico e privato». Per Chiarelli quelle a cui si sta assistendo sarebbero reazioni in qualche modo prevedibili e scontate. E lo sarebbero perché «la recente chiusura parziale dell’attività del Pronto soccorso dell’ospedale di Tempio ha sollevato il rituale sdegno politico, che ha il solo scopo di attrarre simpatie dall’opinione pubblica, portata a schierarsi contro i supposti nullafacenti operatori sanitari».

Le responsabilità. Il gioco degli schieramenti celerebbe, secondo Chiarelli, responsabilità e omissioni. «Un qualsiasi politico dotato di spirito critico e di un minimo di coscienza dovrebbe chiedersi perché si è arrivati a questo e assumersi la responsabilità del fallimento». Nel comunicato la Cgil lamenta per la Gallura «la totale mancanza di visione strategica della sanità sarda», oltre alla vana speranza di «ricevere un sostegno operativo capace di tamponare le evidenti carenze del sistema».

La disamina del sindacalista investe anche la questione del rapporto tra pubblico e privato. «Il sistema politico, che anno dopo anno ha tagliato i fondi a servizi privati convenzionati, solo per dare in pasto all’opinione pubblica l’immagine illusoria di uno statalismo che si muove sulla base della tutela dell’interesse dei molti rispetto a quello dei pochi, improvvisamente riesce a trovare risorse miracolose per avviare l’attività del Mater Olbia (81 milioni di euro) che rappresenterebbe l’eccellenza in tanti settori in cui opera».

L’affondo ha come obiettivo la managerialità della sanità chiamata a prevedere integrazioni equilibrate fra i sistemi del pubblico e del privato, consentendo al primo di garantire sempre la copertura di sistemi basilari come pronto soccorso, unità di terapia intensiva coronarica ed emergenze chirurgiche.

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