Sgombero di villa Nizzi: il sindaco di Olbia lascia la casa di Terrata

La villa di Golfo Aranci è finita sotto sequestro per presunti abusi edilizi

GOLFO ARANCI. Il sindaco Settimo Nizzi ha lasciato la sua villa di Torre Terrata Sottomonte finita sotto sequestro per presunti abusi edilizi nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore Gregorio Capasso. Il provvedimento di sgombero era stato notificato il 13 marzo dal Comune di Golfo Aranci su disposizione della Procura. I legali di Nizzi, gli avvocati Sergio Deiana e Leonardo Salvemini, avevano chiesto al gip del tribunale di Tempio la sospensione dell’esecuzione del provvedimento fino alla definizione del procedimento amministrativo instaurato col Comune di Golfo Aranci volto a ottenere la verifica della conformità urbanistica dell’abitazione che prevedeva che venissero sanate le irregolarità urbanistiche. Ma tutti i verdetti attesi e volti a salvare la permanenza del primo cittadino e della sua famiglia all’interno della sua casa, hanno dato finora esito negativo. Il gip Caterina Interlandi nel maggio scorso ha confermato il provvedimento di sgombero, quasi in contemporanea la Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa per il dissequestro della villa, sulla quale restano i sigilli. Anche la speranza di poter ricorrere alla sanatoria per eliminare le irregolarità riscontrate dalla Procura è sfumata. Almeno per il momento. Il Comune, a conclusione del procedimento attivato mesi fa dai suoi legali, ha negato al sindaco la sanatoria richiesta. Ma il braccio di ferro tra Nizzi, che una quindicina di giorni fa ha eseguito lo sgombero, e la Procura, non è ancora finito, stando alle dichiarazioni della difesa.

«Abbiamo presentato ricorso al Tar contro il diniego della sanatoria edilizia – dicono gli avvocati Deiana e Salvemini –. L’annullamento del diniego, che riteniamo illegittimo, sarà determinante nella risoluzione della vicenda in questione. Il sindaco, pur potendo continuare ad abitare l’immobile, come da noi prospettato, ha abbandonato l’abitazione secondo un prudente atteggiamento di rispetto delle istituzioni, in attesa della definizione della controversia». (t.s.)

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