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Olbia

Olbia, prigionieri nelle loro case. Anas: «Accesso pericoloso e illegale»

di Tiziana Simula
Olbia, prigionieri nelle loro case. Anas: «Accesso pericoloso e illegale»

Chiusa la strada che consentiva alle famiglie di arrivare nelle loro abitazioni all'altezza di Trudda

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OLBIA. «Accesso pericoloso e illegale». L’Anas spiega così la decisione di chiudere il passaggio , mettendo il guard rail, che consentiva a un gruppo di famiglie olbiesi di raggiungere le loro abitazioni nelle campagne che si affacciano sulla 131 Dcn per Nuoro (all’altezza di Trudda). Da quasi una settimana le tre famiglie, undici persone in tutto tra cui due bambine piccole, per poter entrare e uscire da casa, sono costrette a fare manovre pericolose sulla strada a quattro corsie – caricando e scaricando bambini, passeggini, spesa e quant’altro – davanti all’accesso sbarrato dall’Anas, o poco più avanti, in una piazzola di sosta che viene raggiunta a piedi dove li aspetta un familiare che va a prenderli con la macchina. Oppure sono costretti a percorrere una viabilità alternativa: una stradina sterrata e stretta, a tratti rocciosa, che attraversando le campagne collega il terreno dove si trovano le case con Vena Fiorita. Un percorso tortuoso costato la rottura di diversi pezzi alle utilitarie dei residenti, dai paraurti alle coppe dell’olio.

Indagati dalla Procura. Una situazione incredibile. Su cui pesa perfino una denuncia nei confronti di due di loro, multati dalla polizia stradale e indagati dalla Procura per danneggiamento ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni dopo che, per disperati, avevano smontato un tratto di guard rail. Ma anche per gli operatori che ieri gli hanno notificato l’atto di sequestro degli arnesi utilizzati per smontare i bulloni, è stato impossibile arrivare alle loro case. E l’incontro è avvenuto a Olbia e a Loiri.

Le ragioni dell’Anas. Spiega che quello è un accesso illegale e non poteva fare diversamente (ne sono stati chiusi sei) perché, in caso di incidenti, la responsabilità ricadrebbe sull’ente che non ha garantito la sicurezza del tratto di strada. Allo stesso tempo, fa sapere di non avere nessuna competenza sulla viabilità alternativa. «Anas, in collaborazione con la polizia stradale, ha individuato alcuni pericolosi accessi che risultavano illegali – spiegano dall’ufficio stampa –. Si tratta di accessi privati a raso che, in una strada a quattro corsie come la statale 131 dcn, non sono consentiti dal Codice della strada per via della pericolosità dovuta al rischio di generare incidenti tra i veicoli in marcia sulla statale e quelli che si immettono dagli accessi stessi. Nell’aprile 2021 Anas ha quindi notificato ai proprietari dei fondi la necessità di provvedere alla chiusura degli accessi pericolosi. A seguito dell’avviso alcuni proprietari li hanno chiusi, altri non hanno fatto pervenire alcuna risposta e l’ente ha quindi provveduto autonomamente alla messa in sicurezza del tratto stradale. È necessario sottolineare che l’accesso in questione è garantito da una viabilità alternativa la cui competenza e manutenzione non sono tuttavia di competenza Anas».

Striscioni di protesta. Morale della favola: tutto è come una settimana fa, il problema sembra non avere soluzione. Non da parte dell’Anas. Ma le famiglie, sempre più esasperate e arrabbiate, sono pronte a scendere in strada per far sentire la loro protesta. Si sentono abbandonate e chiedono aiuto.

Ieri mattina hanno appeso degli striscioni sul ponte che sovrasta la quattro corsie, ben visibili agli automobilisti. «Aiutateci l’Anas ci ha chiuso fuori», si legge in uno. «Aiutateci l’Anas ci ha chiuso l’ingresso e se ne frega», hanno scritto nell’altro.

«Non ci arrenderemo, la nostra battaglia continua, non possiamo accettare questa situazione che ci mette in pericolo perché se scoppia un incendio o qualcuno di noi sta male, è impossibile per i mezzi di soccorso intervenire», ripetono Alessandra Spolittu e Rita Pasotto che per anni hanno abitato in quelle case dove ora vivono i loro figli con le rispettive famiglie e le due bambine.

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