Inchiesta sull’incidente: il pm decide sull’autopsia
di Marco Bittau
La polizia stradale non trascura nulla: dall’alta velocità allo stato della strada Resta il problema di viale Italia, sempre più autodromo per bolidi a 2 o 4 ruote
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OLBIA. Quello schianto sulla rotatoria e poi il volo della moto e del corpo di Andrzei Goraczka non lo dimenticheranno presto e facilmente. I testimoni, ma anche i passanti accorsi venerdì sera in viale Italia, subito dopo l’incidente, ancora tremano per la scena. Il corpo senza vita del motociclista sull’erba, e i resti della potente Bmw 1200 sparsi in un raggio di venti metri.
Il carpentiere polacco 38enne sicuramente viaggiava veloce, ma la Procura di Tempio che indaga sulle cause dell’incidente non trascura alcuna ipotesi. La moto resta sotto sequestro, mentre il corpo del centauro è a disposizione del magistrato Maria Beatrice Zanotti che deciderà domani se disporre l’autopsia. Nel frattempo, gli agenti della polizia stradale, coordinati dal comandante provinciale Inti Piras, stanno passando al setaccio il tratto di viale Italia, tra la seconda e la terza rotatoria, dove venerdì si è consumata la tragedia. Solo domani si potrà sapere qualcosa di più.
Intanto, forse già oggi dovrebbero arrivare a Olbia dalla Polonia i familiari di Andrzei Goraczka. Sino a pochi giorni fa erano tutti insieme in Sardegna per una breve vacanza. C’erano i fratelli, i nipotini, tutti felici e contenti.
Al momento, dai primi rilievi effettuati venerdì sera dalla polizia stradale, l’incidente sarebbe avvenuto così: prima la moto ha sorpassato un furgone, poi ha perso aderenza dopo essere finita su una pozzanghera. Andrzei Goraczka ha cominciato a sbandare, quindi la caduta rovinosa. Strisciando sull’asfalto ha invaso la corsia opposta, sfondando il cordolo della rotatoria: il suo corpo è letteralmente volato e poi atterrato nel prato verde al centro della grande aiuola. La moto, invece, è volata una ventina di metri più avanti, oltre la rotatoria, di nuovo sulla strada. Il motociclista è morto sul colpo.
Qualunque cosa risulterà dall’indagine, resta il fatto che viale Italia è più un autodromo che una strada. Il lungo rettilineo che taglia la zona industriale verso Cala Saccaia e le spiagge di Pittulongu è il teatro quotidiano di corse folli in auto e in moto in una direzione o nell’altra. Neanche le diverse rotatorie realizzate dal Consorzio industriale Cipnes sono servite a risolvere il problema. Solo una “staccata” e poi di nuovo a tutto gas. Tutti – chi lavora negli stabilimenti e negli uffici, ma anche chi studia o prende un caffè al bar – vedono i bolidi sfrecciare e sentono il rombo dei motori. È una scena che si ripete ogni giorno alla faccia dei limiti di velocità e delle più elementari prescrizioni di sicurezza. Si corre e basta.
Non a caso il numero degli incidenti stradali è sempre stato piuttosto alto, spesso con conseguenze tragiche.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il carpentiere polacco 38enne sicuramente viaggiava veloce, ma la Procura di Tempio che indaga sulle cause dell’incidente non trascura alcuna ipotesi. La moto resta sotto sequestro, mentre il corpo del centauro è a disposizione del magistrato Maria Beatrice Zanotti che deciderà domani se disporre l’autopsia. Nel frattempo, gli agenti della polizia stradale, coordinati dal comandante provinciale Inti Piras, stanno passando al setaccio il tratto di viale Italia, tra la seconda e la terza rotatoria, dove venerdì si è consumata la tragedia. Solo domani si potrà sapere qualcosa di più.
Intanto, forse già oggi dovrebbero arrivare a Olbia dalla Polonia i familiari di Andrzei Goraczka. Sino a pochi giorni fa erano tutti insieme in Sardegna per una breve vacanza. C’erano i fratelli, i nipotini, tutti felici e contenti.
Al momento, dai primi rilievi effettuati venerdì sera dalla polizia stradale, l’incidente sarebbe avvenuto così: prima la moto ha sorpassato un furgone, poi ha perso aderenza dopo essere finita su una pozzanghera. Andrzei Goraczka ha cominciato a sbandare, quindi la caduta rovinosa. Strisciando sull’asfalto ha invaso la corsia opposta, sfondando il cordolo della rotatoria: il suo corpo è letteralmente volato e poi atterrato nel prato verde al centro della grande aiuola. La moto, invece, è volata una ventina di metri più avanti, oltre la rotatoria, di nuovo sulla strada. Il motociclista è morto sul colpo.
Qualunque cosa risulterà dall’indagine, resta il fatto che viale Italia è più un autodromo che una strada. Il lungo rettilineo che taglia la zona industriale verso Cala Saccaia e le spiagge di Pittulongu è il teatro quotidiano di corse folli in auto e in moto in una direzione o nell’altra. Neanche le diverse rotatorie realizzate dal Consorzio industriale Cipnes sono servite a risolvere il problema. Solo una “staccata” e poi di nuovo a tutto gas. Tutti – chi lavora negli stabilimenti e negli uffici, ma anche chi studia o prende un caffè al bar – vedono i bolidi sfrecciare e sentono il rombo dei motori. È una scena che si ripete ogni giorno alla faccia dei limiti di velocità e delle più elementari prescrizioni di sicurezza. Si corre e basta.
Non a caso il numero degli incidenti stradali è sempre stato piuttosto alto, spesso con conseguenze tragiche.
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