Il team guidato dalla soprintendenza
Nell’area Cipnes archeologi e tecnici
Il ministero ha investito un finanziamento di 300mila euro
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OLBIA. Lo scavo del Belveghile, avvenuto in un’area di mille metri quadri di proprietà del Cipnes, è stato accolto con una certa soddisfazione dagli olbiesi. Il nuraghe ha nuovamente la sua dignità, dopo che per troppo tempo era rimasto dimenticato sotto le travi di cemento di un viadotto della circonvallazione. Uno scavo che è il frutto di uno stanziamento di 300mila euro. Soldi arrivati dal Segretariato regionale del ministero della Cultura e parte di un finanziamento complessivo di un milione di euro, che prevede anche un progetto di valorizzazione e fruizione turistica per il quale verrà indetto un concorso di idee internazionale.
I lavori, affidati con gara d’appalto alla ditta Venezia srl, si sono svolti sotto la direzione scientifica dell’archeologo Francesco Carrera della Soprintendenza, coadiuvato sul campo dalla collega Paola Mancini.
Il responsabile del procedimento è Massimo Casagrande del Segretariato, mentre i progettisti sono lo stesso Carrera e l’architetta Patrizia Tomassetti. Andrea Fonnesu, invece, il coordinatore della sicurezza, mentre ad Alessandra Carrieri della Soprintendenza è stata affidata l’attività di restauro. Allo scavo hanno lavorato gli archeologi Paolo Marcialis, Daniele Chessa e Silvia Ricci e gli operai Giovanni Antonio Sarobba, Guido Castellani e Salvatore Mette. (d.b.)
I lavori, affidati con gara d’appalto alla ditta Venezia srl, si sono svolti sotto la direzione scientifica dell’archeologo Francesco Carrera della Soprintendenza, coadiuvato sul campo dalla collega Paola Mancini.
Il responsabile del procedimento è Massimo Casagrande del Segretariato, mentre i progettisti sono lo stesso Carrera e l’architetta Patrizia Tomassetti. Andrea Fonnesu, invece, il coordinatore della sicurezza, mentre ad Alessandra Carrieri della Soprintendenza è stata affidata l’attività di restauro. Allo scavo hanno lavorato gli archeologi Paolo Marcialis, Daniele Chessa e Silvia Ricci e gli operai Giovanni Antonio Sarobba, Guido Castellani e Salvatore Mette. (d.b.)
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