«Ritorno a lavorare con serenità»

Dopo l’annullamento della sospensione, Aldo Carta rientra alla direzione del Consorzio industriale

OLBIA. «Riprenderò a lavorare con serenità e immutato impegno per conto del Cipnes nell’interesse generale e per lo sviluppo economico del territorio come sempre ho cercato di fare in quasi trent’anni di servizio, nel rispetto del principio di legalità». Il direttore del Cipnes Aldo Carta si prepara a rientrare nel suo ufficio di Cala Saccaia e a riprendere la guida del Consorzio industriale, funzione da cui era stato sospeso (per un anno) il 26 maggio scorso dal gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi, misura cautelare interdittiva confermata dal tribunale del Riesame nell’ambito dell’inchiesta sul Geovillage che lo vede indagato insieme a Gavino Docche.

Mercoledì, a tarda sera, la svolta. La Corte di Cassazione, a cui le difese di Carta e Docche avevano presentato ricorso, ha annullato con rinvio ad altri giudici del Riesame le misure cautelari nei confronti di entrambi gli indagati. Aldo Carta potrà quindi rimettersi alla guida del Cipnes e Gavino Docche, riassumere incarichi di presidenza o di amministratore di società (attività da cui era stato sospeso per un anno).

Lo stesso procuratore generale in Corte di Cassazione, nella sua requisitoria, aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza senza rinvio. Una richiesta che aveva fatto ben sperare il collegio difensivo. Che ha accolto con grande soddisfazione la decisione della Cassazione.

Aldo Carta non entra nel merito della questione. «Prendo atto in base a quanto disposto dalla Corte di Cassazione, nonché a quanto sostenuto dalla Procura generale presso la stessa Corte, della illegittimità dell’ordinanza cautelare interdittiva eseguita a mio carico – si limita a dire – Ero comunque molto fiducioso, alla luce del lavoro svolto e sostenuto con lodevole professionalità dai miei difensori, gli avvocati Alessandro Gentiloni Silveri e Marzio Altana».

Carta era accusato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (articolo 353 bis del codice penale). Di avere, in poche parole, interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare del Geovillage, con l’obiettivo di favorire Docche. «Perché questo reato sussista e si consumi – evidenzia l’avvocato Marzio Altana – deve essere turbata la procedura amministrativa necessaria a predisporre il bando di gara. Ma se tale procedura non esiste, come può essere turbata? La stessa Procura generale presso la Corte di Cassazione ha di fatto autorevolmente confermato quanto più volte esposto nei nostri atti difensivi».

La requisitoria del procuratore generale è incentrata proprio su questo aspetto.

«Il principio di libertà di concorrenza, tutelato dalla norma, implica che per essere ‘turbato’, il procedimento di formazione del bando di gara deve esistere». Ma, si evidenzia ancora, «da qualunque prospettiva si analizzi la complessa vicenda in esame, non è dato riscontrare alcuna procedura diretta alla formazione di un bando di gara». All’indomani dell’annullamento dell’ordinanza impositiva della misura cautelare applicata a Docche, i difensori dell’ingegnere-imprenditore, creatore del Geovillage, commentano brevemente la decisione della Corte di Cassazione. «L’ingegner Docche e i suoi difensori, Pietro Carzedda, Gianluca Tognozzi e Danilo Romagnino esprimono grande soddisfazione per il risultato ottenuto – dicono – Il tribunale del Riesame di Sassari dovrà ora procedere al nuovo esame della sua posizione processuale».

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