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Rossella Maiore Tamponi e il suo “Novantesimo grado”
TEMPIO. È un testo poetico che accetta la sfida di essere messo alla prova da linguaggi e modalità espressive che guardano a più discipline. Questo è, in sintesi, il giudizio meritatamente...
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TEMPIO. È un testo poetico che accetta la sfida di essere messo alla prova da linguaggi e modalità espressive che guardano a più discipline. Questo è, in sintesi, il giudizio meritatamente lusinghiero che il critico letterario Vincenzo Frungillo rivolge all’ultimo lavoro poetico di Rossella Maiore Tamponi, poetessa tempiese che vive e lavora a Genova, autrice di traduzioni da Emily Dickinson e di sillogi date alle stampe con diverse case editrici. Versi di Rossella Maiore Tamponi si possono leggere in quelle antologie che hanno il compito di proporre ai loro lettori una selezione di qualità della produzione poetica degli ultimi anni, anche perché la poetessa tempiese, vincitrice di premi letterari, gode di un’eccellente reputazione tra i critici. Tra le fonti che hanno ispirato “Il novantesimo grado” (titolo dell’ultimo libro edito da Oèdipus) c’è l’opera di Piet Mondrian, il pittore olandese fondatore del neoplasticismo conosciuto per le linee orizzontali e verticali con le quali ha voluto rappresentare la realtà. Di linee e spigolosità del quotidiano si alimenta anche “Il novantesimo grado”, in cui, come ha scritto Marco Ercolani, si fa chiaro “il bisogno di sottrarsi all’informe e confuso mondo esterno/interno per arrivare a una visione della vita più asciutta e petrosa, meno intimista”. Una poesia vissuta come un esercizio di misura che tenta di intercettare il senso sospeso delle cose. (g.pu.)
