Caro insegne a Olbia, Nizzi proroga i termini di pagamento

Alcune insegne "oscurate"

Il sindaco dopo le polemiche decide di far slittare il temrine della prima rata: "Ma la tassa si paga"

OLBIA. Per gettare acqua sul fuoco delle polemiche per la revisione al rialzo della «tassa sulle insegne» decisa dal Comune di Olbia, il sindaco Settimo Nizzi e la sua amministrazione hanno deciso di prorogare il termine per pagare la prima rata dal 31 gennaio al 31 marzo. Nizzi l'ha annunciato oggi 28 gennaio nel corso di una conferenza stampa convocata appositamente per tendere la mano a quei commercianti che nei giorni scorsi hanno inscenato insolite forme di protesta e di contestazione, ma senza fare neanche un passo verso di loro.

«La tassa si paga, noi abbiamo il dovere di farla pagare e di adeguare le tariffe, che erano ferme dal 1994», ribadisce il sindaco di Olbia. La decisione di aumentare il costo da versare nelle casse comunali per insegne superiori alle dimensioni esentate aveva generato la rabbia di molti operatori nella zona industriale e in altre aree cittadine in cui la scelta dell'amministrazione ha effetti concreti. Qualcuno ha deciso di rimuovere la propria insegna, altri l'hanno coperta con delle buste di nylon.

«Ci sono tre sole possibilità: ridurre la dimensione dei cartelli sopra le attività, rimuoverli o pagare la tassa», dice Nizzi. «Non lasceremo le buste, è una questione di decoro», spiega prima di tornare al punto centrale della querelle. «Era doveroso riclassificare la zona industriale da zona 3 a zona 1, prima c'erano poche attività e una sola via e aveva un determinato coefficiente, ora è una zona commerciale e artigianale ed è piena di attività che non possono avere trattamenti diversi dal centro o da altre zone cittadini in cui si trovano i negozi», afferma il sindaco.

Stesso discorso per altre aree in cui si è levato il coro delle proteste, sottolinea citando «viale Aldo Moro e vie limitrofe, via Barcellona, via Vittorio Veneto, viale Murta Maria, viale Porto Istana, l'agglomerato di Porto Rotondo e San Pantaleo». Agli attacchi e alle strumentalizzazioni non dà troppo ascolto, ma Nizzi si dice dispiaciuto perché «abbiamo avuto un incontro con alcune associazioni di categoria e attendevamo una risposta, invece è successo quel che è successo», commenta prima di sottolineare che «il nostro non è un atto di imperio ma un dovere, ci siamo comportati come tutti i Comuni italiani, abbiamo adeguato il canone unico patrimoniale alle norme e abbiamo previsto un rincaro nella media nazionale». (ANSA).

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