La Nuova Sardegna

Olbia

Povertà nascoste

Olbia, il miracolo di Maria: «Pochi soldi e una vita al gelo»

di Stefania Puorro
Olbia, il miracolo di Maria: «Pochi soldi e una vita al gelo»

Sola con un figlio di 7 anni. «Due anni senza tv e lui non ha potuto mai vedere i cartoni animati»

10 dicembre 2023
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Olbia Per due anni il suo bambino non ha potuto vedere nemmeno un cartone animato. Non avevano la televisione e lei non aveva i soldi per comprarla. Poi, lo scorso anno, una famiglia di buon cuore si è rivolta al gruppo di volontariato vincenziano dicendo di voler regalare qualcosa a un bimbo bisognoso. La presidente dell’associazione, Silvana Leoni, non ha avuto dubbi. E quella tv tanto attesa è arrivata. A raccontare una vita di grandi difficoltà e di momenti durissimi con cui continua a convivere ancora oggi, è Maria, 34 anni, da molto tempo a Olbia. Lei è una mamma single e il suo amore più grande è il figlio Francesco di sette anni. Quando lo guarda, dai suoi occhi scendono lacrime di gioia perché è proprio lui, nonostante tutto, a darle la forza di lottare con la speranza di trovare prima o poi quella serenità mai avuta.

La loro storia è reale, soltanto i nomi sono di fantasia. «Sono stata separata da piccola dalla mia famiglia insieme con tre sorelle - racconta Maria -. Due di loro sono state adottate, l’altra vive a Cagliari dove si è sposata e io sono cresciuta in un istituto da quando avevo 11 anni. Non ero mai andata a scuola e ho così cominciato dalla prima elementare. Poi ho conseguito la licenza media. A 19 anni ho dovuto prendere in mano la mia vita, senza sapere come fosse il mondo là fuori. Ho fatto la badante per 300 euro al mese sino a quando ho conosciuto una giovane donna, titolare di un negozio, che mi ha assunta per tre anni. Poi lei si è trasferita e mi ha aiutata a trovare casa. Ma i soldi erano pochi e non potevo permettermi nulla. Nel frattempo mi ero fidanzata e quando sono rimasta incinta lui se n’è andato. Così mi sono ritrovata nuovamente sola. Nonostante la gioia infinita per essere diventata madre, andare avanti era quasi impossibile. Ora lavoro da una famiglia meravigliosa tre volte la settimana e guadagno 350 euro al mese più 600 euro del reddito di cittadinanza.

Ma è difficile anche sopravvivere. Pago 450 euro di affitto, poi ci sono le bollette, il doposcuola di mio figlio, la benzina della macchina che mi è stata regalata da una ragazza generosa. Se non ci fosse il volontariato, non riuscirei nemmeno a mangiare ogni giorno. Proprio per questo voglio dire grazie a gruppo di volontariato vincenziano, alla sua presidente e a tutti gli angeli che ne fanno parte. Nello stesso tempo voglio dire grazie anche all’assessora ai Servizi sociali Simonetta Lai, sensibile e presente di fronte a ogni mia necessità. Non è facile, per me, chiedere. È veramente umiliante, ci si vergogna. Ma non ho alternative e quando lo faccio è perché sono davvero disperata. Devo pensare a mio figlio, a cui sono costretta a dire molti no. L’ho cresciuto facendogli capire, anche se è piccolo, che i soldi sono pochi e che se avanza un euro dopo aver fatto la spesa allora posso comprargli le caramelle. Vorrebbe praticare judo, ma sa che non possiamo permettercelo e non insiste. Sono però orgogliosa che sia così, deve essere consapevole che non sempre si può sempre avere tutto e subito».

Mentre la mamma parla, il piccolo Francesco sta in silenzio e ascolta. Ma quali sono i suoi desideri? «Mi piacerebbe avere il Nerf, però costa troppo e quindi non fa nulla». Si tratta di un coloratissimo fucile giocattolo per bambini piccoli che spara dardi di spugna. E poi? Alla richiesta di un posto in cui gli piacerebbe andare, ci si aspetterebbe di sentir parlare di un viaggio a Gardaland. E invece lui desidera solo «andare a Cagliari perché da due anni non vedo i miei cugini». Maria ha gli occhi gonfi. Il suo ometto è così giudizioso, così maturo, così capace di accontentarsi. «Ma merita di più - dice la mamma - e io ce la metterò tutta per potergli offrirgli una vita migliore. Abitiamo in un appartamentino freddo, pieno di spifferi, però accendere il riscaldamento elettrico non è possibile. Ecco, mi piacerebbe trovare una casetta più confortevole, senza nessuna pretesa e a un prezzo accessibile. Questo Natale il mio datore di lavoro partirà con la famiglia e mi ha detto che potrò trascorrere le feste nella sua casa. Un sogno. Sì, ho avuto la fortuna di incontrare tante persone generose e speciali e non finirò mai di ringraziarle. Ma la realtà quotidiana è triste. Poi mi guardo attorno e mi rendo conto di quante siano le persone che vivono nella povertà, proprio come me. E allora penso a quel mondo fantastico, che è il volontariato, sempre pronto a tendere a una mano a chi ha bisogno».

Ma se ci fosse anche qualcun altro che volesse tendere la sua mano a Maria e al piccolo Francesco, può rivolgersi al gruppo di volontariato vincenziano di via Canova.

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