La Nuova Sardegna

Olbia

L’impresa

Medico di Arzachena scala l’Aconcagua: «Ma ora sogno l’Everest»

di Stefania Puorro
Medico di Arzachena scala l’Aconcagua: «Ma ora sogno l’Everest»

Ivan Pirina racconta l’avventura sulla vetta più alta dell’emisfero australe, in Argentina

04 febbraio 2024
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Arzachena Ha issato la bandiera di Arzachena sulle cime del Monte Rosa, del Monte Bianco e del Kilimangiaro. Ma è di pochi giorni fa la sua ultima grande impresa: con una spedizione composta da quattro persone, è arrivato sulla vetta dell’Aconcagua, in Argentina, che con i suoi 6961 metri di altezza rappresenta il rilievo più alto dell’emisfero australe e delle Americhe e fa parte dell’elenco delle vette più alte di ogni continente, il cosiddetto Seven Summits. Lui è Ivan Pirina, medico chirurgo di Arzachena di 47 anni.

Il suo sogno ora è quello di salire sull’Everest, ma sa - anche per i costi altissimi di questa scalata - che non sarà facile. Intanto, però, non può non ricordare «quella che è stata l’esperienza più forte e meravigliosa della mia vita. Abbiamo cominciata la scalata dell’Aconcagua il 9 gennaio scorso e ci sono voluti ben 16 giorni tra salire, arrivare in alto e scendere. Ma per me, la guida alpina del gruppo inMont Guido Candolini, friulano, più altri due alpinisti che ho conosciuto in aereo, tutto è filato liscio. La montagna, come il mare, ti può tradire. Per questo devi saper cogliere i segnali che ti dà. I pericoli sono tanti ed è indispensabile conoscere l’ambiente alla perfezione e controllare ogni variazione del meteo, con la consapevolezza che la temperatura è perennemente sotto lo zero. Ci sono state delle tempeste, durante la scalata, ma per fortuna noi ci trovavamo in uno dei campi base e ce la siamo cavata. Ma non sono mancate le vittime in altre spedizioni: scalatori sorpresi dalla bufera terribile che li ha colpiti e uccisi mentre salivano».

Mare e montagna Ma quando è nata la passione per la montagna? «Vivendo ad Arzachena amavo e amo ovviamente il mare, ma quando da bambino mio zio mi ha portato a sciare, è stato amore a prima vista sia per lo sci che per la scalata. Per ricordare la prima devo tornare indietro: avevo 23 anni e sono salito, con una guida, sul corno piccolo del Gran Sasso. Una scalata sulla roccia. Ma quando sono arrivato sulle Alpi, mi si è aperto un mondo davanti: il ghiaccio, il mio preferito in assoluto».

Il grande giorno «Il 6 gennaio ho preso un volo da Olbia per Roma e a Fiumicino ho incontrato gli altri - racconta Ivan Pirina -. Poi da Roma siamo arrivati a Buenos Aires e da qui a Mendoza dove ho avuto modo di conoscere spedizioni arrivate da ogni angolo del mondo. Abbiamo iniziato l’impresa il 9 gennaio e raggiunto la vetta il 22. E gli ultimi mille metri li abbiamo percorsi in 9 ore e mezzo. Non si può descrivere l’emozione provata: unica. Quando arrivi in cima piangi, tremi, ti abbracci forte con i tuoi compagni. Ero davvero stravolto, ma felice. Sulla cima ho steso ancora una volta la bandiera di Arzachena e tutti coloro che sono arrivati sin lassù, mi hanno chiesto come mai uno che arrivava da un’isola potesse essere appassionarsi di scalate. Sì sì, tutti conoscevano la Sardegna. C’era anche la spedizione di Nimsdai, l’alpinista nepalese più famoso al mondo per aver scalato tutti i quattordici Ottomila in 6 mesi. È stato un onore conoscerlo e soprattutto ricevere i suoi complimenti».

L’Everest E mentre la sua fidanzata è felice dell’impresa ma sempre preoccupata quando resta sola, Ivan Pirina non può togliersi dalla mente l’Everest. «Una montagna molto complessa e per scalarla ci vuole una preparazione almeno di un anno. Ma per una spedizione sulla vetta più alta della Terra servono fondi ingenti. Difficile stare sotto i 40mila euro e forse anche di più. Basti pensare che solo il permesso di scalata costa 11mila dollari e devi trascorrere almeno due mesi e mezzo per completare l’acclimatamento. Lo so, è dura. Ma io continuo a crederci».

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