La Nuova Sardegna

Olbia

Le Giornate di primavera

Olbia, a Pedres non solo il castello: «Qui un villaggio nuragico»

di Dario Budroni
Olbia, a Pedres non solo il castello: «Qui un villaggio nuragico»

Il Fai svela i segreti di un’area che custodisce 4mila anni di storia. Le visite guidate proseguiranno oggi

23 marzo 2024
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Olbia. La studiosa si guarda attorno e vede praticamente ogni cosa. Le capanne del villaggio, la torre che domina la piana, la gente che lavora con la pietra e con gli animali. In realtà si vede ben poco, perché il grosso è ancora sotto terra, ma nella sua mente è tutto estremamente chiaro. E alla fine lo è anche nella testa e nell’immaginazione di chi la sta ad ascoltare. Paola Mancini, archeologa, svela con passione una antica storia che va ben oltre il più famoso castello. La zona di Pedres si apre così ai visitatori e trascina tutti a spasso per i millenni. Dall’età nuragica fino alla seconda guerra mondiale passando naturalmente per il medioevo. «Qui non apriamo solo i monumenti, ma direttamente la storia di questo luogo» sottolinea l’archeologa che, in occasione delle Giornate Fai di primavera, ha deciso di regalare un piccolo blocco di visite speciali ai numerosi visitatori. Naturalmente insieme ai bravi studenti delle scuole superiori, che, dopo settimane di studio in classe e sul campo, hanno indossato con entusiasmo i panni delle guide turistiche. Una occasione, quella delle Giornate Fai di primavera – iniziate ieri e che proseguiranno oggi, domenica 24 marzo – che permette dunque di scoprire una storia affascinante e a tratti inedita. Perché tutti sanno che a Pedres ci sono un castello e una tomba dei giganti, ma in pochi sanno che nella stessa zona esisteva anche un villaggio nuragico composto da decine di capanne. La torre del nuraghe, di nome Casteddu, è ancora in piedi: è in buona parte nascosta, si trova in un terreno privato e non è stata mai scavata. Un bel viaggio nella storia, insomma, che arriva proprio nei giorni in cui il patrimonio archeologico olbiese è finito al centro del dibattito.

Non solo il castello. La storia di Pedres è lunga e stratificata. Nell’area del parcheggio delle auto e nel terreno accanto esisteva dunque un villaggio nuragico. «Quella di Pedres è sempre stata una piana molto importante – spiega l’archeologa Paola Mancini –. Da sempre la Gallura è la porta della Sardegna e non dobbiamo stupirci se anche questo luogo rispecchia le vicende storiche della città di Olbia. Qui esisteva per esempio un villaggio nuragico mai scavato: un’area abitativa, a ridosso della torre del nuraghe, distante circa 300 metri dalla tomba di Su Mont’e s’Abe, sicuramente una delle più belle». E poi naturalmente il castello di Pedres, tirato su in epoca giudicale. «Il castello – dice l’archeologa – prende però il nome da un insediamento medievale precedente, Villa Pedresa». E poi anche il Novecento, quando il castello venne utilizzato come postazione militare negli anni della seconda guerra mondiale.

Studiosa ritrovata. Le curiosità, a Pedres, non si contano. A occuparsi dello scavo della tomba dei giganti di Su Mont’e s’Abe, negli anni Sessanta, fu per esempio una donna. Si chiamava Editta Castaldi, era una archeologa e, oltre a concentrarsi sul sito olbiese, scavò anche le tombe dei giganti di Arzachena insieme all’imponente nuraghe di La Prisgiona. «Purtroppo è stata una archeologa per troppo tempo dimenticata – riflette Paola Mancini –. Invece è stata lei a fare la storia di questo luogo. Chi l’ha conosciuta, la ricorda al lavoro proprio qui, con la testa coperta da un grande cappello». Dopo una ricerca è stato scoperto che Editta Castaldi nacque nel 1925 a Roma e che è morta ormai dieci anni fa.

Il formaggio. Altra curiosità: i terreni ai piedi del castello, dove ancora oggi pascolano le pecore, appartengono alla famiglia Colonna, arrivata in Sardegna un secolo fa per aprire un certo numero di caseifici. I Colonna, che avevano un caseificio nell’attuale zona di via De Filippi, a Olbia tirarono su Villa Clorinda, che ospita la scuola vincenziana, e il palazzo di corso Umberto, presto diventato municipio. Gli stessi terreni di Pedres sono da decenni affittati dalla famiglia Mura, che è proprietaria dell’omonimo caseificio.

Il Fai. Le Giornate di primavera al castello di Pedres sono organizzate dal Fai del gruppo Olbia Tempio, con il patrocinio del Comune. In prima linea gli Apprendisti Ciceroni, cioè gli studenti dei liceo classico Gramsci, dello scientifico Mossa, del liceo artistico e musicale De André e dell’alberghiero di Budoni, che è sede staccata dell’Ipsar Costa Smeralda di Arzachena. Il responsabile del gruppo Olbia Tempio del Fai è Vanni Bionda, mentre la recente riorganizzazione in città è stata portata avanti da Giusy Balata. «Sono di Tempio e, quando mi hanno portato a conoscere il castello di Pedres, sono subito rimasto colpito dalla bellezza di questo luogo – spiega Vanni Bionda –. È bello raccontare 4mila anni di storia sovrapposti tra loro. Siamo soddisfatti. Il nostro gruppo è in crescita e, tra le città di Olbia e Tempio, contiamo circa 250 iscritti. L’obiettivo è crescere sempre di più». Le visite, dopo la prima giornata di ieri, proseguiranno anche oggi. Gli studenti e i volontari del Fai saranno a Pedres dalle 10 alle 18. Le visite speciali guidate dall’archeologa Paola Mancini, invece, sono due e si terranno anche oggi alle 11 e alle 15.30.

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