La Nuova Sardegna

Olbia

Baywatch a quattro zampe

Olbia, spiagge più sicure con i cani bagnini

di Stefania Puorro
Olbia, spiagge più sicure con i cani bagnini

Le lezioni dell’Unità cinofila di salvataggio nautico sui litorali dell’isola per preparare le nuove “pattuglie” dell’estate

26 marzo 2024
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Olbia La lezione per gli aspiranti baywatch, quattro zampe compresi, comincia sulla spiaggia in una splendida giornata di sole. Cani e conduttori si mettono in riga perché ciò devono imparare non è cosa di poco conto: dovranno formare una vera e propria unità cinofila per l’attività di salvataggio nautico.

A raccontare questo mondo, dove il grande protagonista è Fido-bagnino, è Fabio Sarais, istruttore cinofilo nazionale, alla guida della sezione Sardegna dell’Ucsn (Unità cinofila salvataggio nautico), la cui sede operativa è a Quartu Sant’Elena.

«Abbiamo avviato l’attività da cinque anni e ci spostiamo in varie parti dell’isola proprio con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza su tutti i litorali. E infatti il progetto che portiamo avanti, in sinergia con la nostra associazione nazionale che ha sede in Toscana, si chiama proprio “Mare Sicuro 2024” per promuovere e diffondere l’educazione e l’insegnamento ai cani di ogni razza e al suo conduttore delle attività acquatiche, con specifica attitudine al recupero di cose e al salvataggio di persone».

Per arrivare a questo traguardo, ecco dunque le sedute di addestramento sulla sabbia e in mare. Una si è svolta la scorsa settimana allo Squalo, nel lido di Pittulongu. «L’obiettivo finale - spiega Sarais - è quello di far ottenere (gli esami sono previsti il 1° maggio) il brevetto sportivo o il brevetto operativo. Nel primo caso il conduttore non è un bagnino e non può scendere in campo per un’emergenza. Il cane invece è sì bagnino a tutti gli effetti ma può sorvegliare le spiagge. Con il secondo brevetto, invece, cane e conduttore entrano in azione».

L’addestramento «Si parte con un’educazione di base: si deve sapere condurre il cane a terra. Questo vuol dire che le distrazioni non devono esistere. Si sa infatti che in spiaggia si creano tante situazioni rumorose- dice Sarais - : bambini che corrono e che schizzano, palle che volano, persone che giocano a racchettoni e così via. Il cane deve essere disciplinato rispetto a tutto questo. Nella seconda fase si entra in acqua. Il Fido-baywatch non lavora mai da solo: questo perché l’animale non si rende conto delle condizioni della persona che ha bisogno di aiuto. Può trattarsi di un uomo o di una donna disperati, in piena crisi di panico, che afferrano e spingono sott’acqua il cane. A quel punto il conduttore deve intervenire: blocca la persona in difficoltà con il volto verso l’alto senza però mettere a rischio la sua sicurezza e utilizzando anche oggetti galleggianti. Il passo successivo lo compie il baywatch a quattro zampe, dotato di cinture salvagente con maniglie e pettorine e agganciato al conduttore: è lui che trascina tutti verso riva o verso la barca e completa la missione. Ovviamente l’unità cinofila di salvataggio si muove anche con mezzi di trasporto. A volte utilizziamo gommoncini oppure il pattino del bagnino per raggiungere una zona lontana dalla riva». Ma gli interventi sono diversi. «Il team si muove anche per barche in panne - continua l’istruttore - e la procedura è simile. Il cane si lancia in acqua, afferra con la bocca la cima e trascina il natante al sicuro».

L’associazione Unità cinofila salvataggio nautico lavora in piena collaborazione con le capitanerie di porto e la protezione civile e vuole preparare più baywatch possibili a quattro zampe per pattugliare soprattutto i tratti di spiagge libere che spesso sono sprovviste di bagnini.

Le abilità «Chiunque possegga un cane che ama l’acqua può partecipare alle nostre lezioni – precisa Sarais - non importa di che razza sia, conta però la stazza». Oltre a un buon peso è fondamentale l’abilità di traino, elemento importantissimo per i cani da salvataggio in mare. Devono essere forti, insomma, e in grado di sopportare la fatica che serve per portare in salvo un bagnante in difficoltà. «I cani ideali sono il Labrador e il Golden Retriever, agili e molto veloci, e poi c’è anche il Terranova. Ma, ripeto, qualunque altro cane con le caratteristiche di cui abbiamo parlato può diventare un eccellente bagnino».

Cani disabili L’associazione guidata da Fabio Sarais garantisce lezioni di nuoto anche ai cani con disabilità «A volte sono senza una zampa, sono indeboliti o limitati a causa di una patologia. Ecco, insegniamo loro a entrare e uscire dall’acqua in modo graduale sino a quando imparano a restare a galla. Nello stesso tempo impartiamo lezioni a tutti coloro, bambini compresi, che hanno la fobia dell’acqua e che potrebbero trovarsi in una situazione di potenziale pericolo. L’obiettivo è proprio quello di renderli sicuri e di non avere più paura».

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