La Nuova Sardegna

Olbia

Patrimonio perduto

Olbia, scandalo navi romane: al via i lavori di pulizia nell’ex Artiglieria

di Dario Budroni

	I resti di alcune delle navi romane all'interno dell'ex Artiglieria
I resti di alcune delle navi romane all'interno dell'ex Artiglieria

Comune al lavoro nella parte di sua competenza. Il gruppo Liberi porta il caso in Consiglio: «Danno inestimabile»

29 marzo 2024
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Olbia. La selva ora lascia il posto al prato. I trattori tagliaerba stanno trasformando la vecchia Artiglieria in un luogo un pochino più pulito e ordinato. È la prima mossa del Comune dopo lo scandalo delle navi romane abbandonate come vecchi rifiuti. Nella zona di sua competenza, come aveva annunciato alcuni giorni fa il sindaco Settimo Nizzi, l’amministrazione comunale ha cominciato a pulire l’area e a mettere in sicurezza le recinzioni del polmone verde sotto la sopraelevata, considerato che nell’ex Artiglieria, dove è custodito gran parte del tesoro archeologico della città, poteva accedere praticamente chiunque. Nel frattempo il caso delle antiche navi distrutte si prepara ad arrivare presto anche in consiglio comunale. I quattro consiglieri di minoranza del gruppo Liberi hanno infatti preparato una mozione. Obiettivo: chiedere la salvaguardia dei preziosi reperti conservati nell’ex Artiglieria anche con il coinvolgimento diretto del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. I resti delle imbarcazioni romane e medievali trovate 25 anni fa durante lo scavo del tunnel, a parte le tre esposte al museo, sono comunque ancora al loro posto, nella porzione dell’Artiglieria di competenza della Soprintendenza. Proprio dove sono state abbandonate per anni, all’aperto, con un risultato drammatico per la città: legni marci e patrimonio perduto. Sono al momento due le domande senza risposta: la causa del disastro e se almeno qualcosa potrà essere in qualche modo salvato.

La mozione. I consiglieri di Liberi, Eugenio Carbini, Davide Bacciu, Paola Tournier e Diego Sanciu, hanno appena preparato una mozione. Insieme chiedono la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico della città e domandano al sindaco di richiedere «agli enti competenti un intervento immediato per la salvaguardia dei beni culturali attualmente ubicati nella zona denominata ex Artiglieria Santa Cecilia». E poi ancora: «Sia coinvolto il ministero della Cultura, nella persona del ministro Gennaro Sangiuliano, per programmare un intervento risolutivo onde proteggere i beni culturali attualmente in stato di abbandono». Il consigliere Eugenio Carbini spera nel supporto di tutto il Consiglio. «La mozione è una diretta conseguenza dello scandalo che ha colpito senza pietà l’anima e la storia della città – dice Carbini –. Sono certo che sarà votata e sostenuta all’unanimità, perché su certi temi è necessario che l’amministrazione sia un monolite. La violenza subita dalla nostra città mi auguro che diventi esperienza per altre amministrazioni, affinché errori irrimediabili come questo non siano compiuti di nuovo. La città ha subito un danno inestimabile e irreversibile dal punto di vista culturale, e anche dal punto di vista attrattivo, perché il futuro dell’economia ruoterà soprattutto su ambiente e cultura ecosostenibile, un binomio che fa rima con Olbia. Questa mozione deve essere intesa nel senso etimologico della stessa, ovvero deve “muovere” le coscienze, affinché sia trovata una soluzione esecutiva immediata». Nei giorni scorsi a intervenire sul caso delle navi romane erano stati anche i consiglieri comunali del Pd e il gruppo gallurese di Progetto Sardegna.

L’esperto. La storia degli antichi relitti ha naturalmente fatto il giro dell’Italia, soprattutto negli ambienti di studio. Carlo Beltrame, per esempio, quando ha visto le foto e il video delle navi abbandonate e distrutte si è messo le mani nei capelli. Non è proprio uno qualsiasi. Beltrame è infatti docente di archeologia marittima e metodologia della ricerca archeologica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Uno studioso che spiega di conoscere molto bene il caso Olbia. Così dice: «È una tragedia annunciata». E poi ancora: «È inaccettabile, è un fatto gravissimo». Passo dopo passo Beltrame riavvolge il nastro dei suoi ricordi, fino ad arrivare al periodo in cui di Olbia si parlò in tutto il mondo grazie al ritrovamento di 24 antichi relitti durante lo scavo del tunnel. «Fu un ritrovamento eccezionale – dice Beltrame –, ma di pubblicato, per quanto riguarda le riviste scientifiche, c’è davvero pochissimo. Ricordo anche di quanto, nel cantiere, la presenza degli archeologi fosse insufficiente». Beltrame non ha visto con i suoi occhi lo stato delle navi romane abbandonate, ma gli sono bastate le immagini per spazzare via ogni dubbio. «Ho visto pezzi di legno asciutti: sono da buttare – commenta –. Se lasciato asciugare, il legno assume deformazioni tali fino a perdere la sua forma. Non si può lasciare all’asciutto neanche per poche ore». Molti altri legni, invece, sono conservati nell’acqua, tra la melma e la plastica maciullata. Il risultato, dunque, non cambia. «Anche se nell’acqua, bisogna comunque stare attenti affinché non si formino alghe e funghi – dice Beltrame –. Dal video, invece, emerge una situazione drammatica. Poi esiste un’altra regola: quel materiale non può essere conservato all’aperto. So bene che il restauro comporta grosse spese, ma qui si trattava di tenere le vasche al coperto, in un ambiente idoneo e in condizioni accettabili. Non è pietra, non è ceramica. Quello che ho visto io è irrecuperabile».

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