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Olbia, il decreto autovelox non ferma la Città 30. Nizzi: «L’obiettivo non sono le sanzioni»

di Dario Budroni
Olbia, il decreto autovelox non ferma la Città 30. Nizzi: «L’obiettivo non sono le sanzioni»

L’intervento del sindaco in un incontro sulla sostenibilità: «Lo scopo è una città più sicura». Hub.Mat sulla scelta del governo: «Si legittima l’impunità»

04 giugno 2024
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Olbia. Il piede del sindaco Nizzi resta fermo sull’acceleratore, ma senza esagerare. La velocità di crociera è costante: 30 chilometri orari e ancora un po’ di irriducibili da convincere. Il decreto autovelox voluto dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini non cambia le regole lungo le strade di Olbia, dove tra l’altro non sono installati dispositivi fissi. Le Città 30, non proprio amate da Salvini, insomma vanno avanti anche se con qualche strumento in meno nelle mani delle amministrazioni. A Olbia – prima in Italia a fissare il limite dei 30 chilometri – il sindaco Nizzi non ha dubbi: la strada è quella giusta e ieri lo ha ribadito in un incontro nazionale dedicato alle città verdi e sostenibili. Nizzi, che in passato aveva già detto la sua a Salvini, stavolta si è concentrato soltanto su ciò che sta accadendo nelle strade della città senza rivolgersi al ministro. Ma se Salvini sostiene che lo scopo di molti Comuni è quello di fare cassa, il primo cittadino invece sottolinea: «Noi non siamo sanzionatori di professione, il nostro obiettivo è accompagnare la nostra comunità».

La Città 30. Settimo Nizzi, ieri, si è collegato nel corso del Green&Blue festival, in scena a Milano. Presenti sindaci e assessori di Bologna, Legnano e Ravenna. Tutti di centrosinistra tranne lui. Il primo cittadino ha così parlato della nuova mobilità sostenibile di Olbia – ancora un cantiere aperto – e quindi di piste ciclabili, distanze pedonali e auto a 30 chilometri orari. Tutto scritto all’interno del Biciplan, del Pediplan e del Pums in fase di elaborazione. «Abbiamo avuto l’obbligo di pensare a chi si muove a piedi o in bici – ha dtto Nizzi –. Così abbiamo ristudiato la nostra città, dove tutti erano abituati a mettere la macchina davanti al negozio o dentro il bar per prendere un caffè. Con i nostri studi abbiamo capito che bastano 15 minuti a piedi o in bici per raggiungere i punti più importanti della città». Poi Nizzi è tornato indietro negli anni e ha ricorda quando, nel 1998, trasformò corso Umberto in una Ztl nel periodo estivo. «Fu uno choc per i cittadini, con proteste infinite – ha detto –. Poi i cittadini hanno pian piano capito. Nel 2021, invece, Olbia è diventata Città 30. Fu un disastro dal punto di vista delle proteste. Non abbiamo elevato contravvenzioni ma dialogato con la comunità, mettendo allo stesso tempo a posto la segnaletica. Oggi non tutti rispettano le regole, ma non dobbiamo essere sanzionatori di professione. È certo, però, che esistono zone dove le sanzioni devono essere elevate e altre dove dobbiamo lavorare più attentamente. L’obiettivo è dare a tutti la possibilità di muoversi in sicurezza».

Il no a Salvini. Nel frattempo il laboratorio per la mobilità sostenibile Hub.Mat di Olbia – che collabora anche con il Comune e che ha promosso la prima strada scolastica dell’isola – ha firmato insieme a tante altre associazioni italiane, tra cui Legambiente, un comunicato rivolto al ministro Matteo Salvini per contestare il decreto autovelox. «Riduce l’efficacia dei controlli e legittima l’impunità sulle violazioni dei limiti di velocità, cioè la prima causa degli incidenti gravi in base ai dati Istat, e che continua a limitare il margine d’azione dei Comuni, rendendo quasi impossibile fare prevenzione dell’eccesso di velocità sulle strade» si legge nel comunicato. Roberta Calcina, presidente di Hub.Mat, aggiunge: «Si dice che gli autovelox servono per fare cassa, quando in realtà, secondo noi, è chi non rispetta i limiti a contribuire a fare entrare i soldi nelle casse comunali. Il decreto deve essere rivisto». E su Olbia Città 30, Calcina dice: «Non è vero che nessuno rispetta il limite. Credo che i cittadini siano diventati più attenti. Ci siamo accorti che la città è diventata più sicura. Ci vuole comunque del tempo per un vero cambiamento, ma se prima una persona andava a 60 o 70 e adesso va a 40 è già un risultato importante».

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