La Nuova Sardegna

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La festa

Olbia, il vescovo dedica l’omelia di San Simplicio all’accoglienza degli immigrati

Olbia, il vescovo dedica l’omelia di San Simplicio all’accoglienza degli immigrati

Monsignor Roberto Fornaciari: «Forse anche il nostro patrono arrivò dal mare»

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Olbia Il vescovo Roberto Fornaciari dedica l’omelia di San Simplicio all’accoglienza degli immigrati. Lo fa a Olbia, la città multiculturale per eccellenza, facendo sue anche le parole di Papa Francesco. Una omelia, quella del vescovo della Diocesi di Tempio Ampurias, celebrata questa mattina, giovedì 15 maggio, durante la messa solenne in onore del patrono di Olbia e di tutta la Gallura. «Diversi santi martiri patroni della Sardegna, ad esempio Gavino ed Efisio, hanno le loro origini fuori dall’isola – ha detto monsignor Fornaciari –. È suggestivo pensare che anche il nostro Simplicio possa essere giunto via mare, proprio a Olbia, dove si fece conoscere per la sua opera di diffusione della fede cristiana e subì il martirio nella persecuzione di Diocleziano».

«Questo mi porta a riflettere – prosegue il vescovo – su come l’arrivo di persone provenienti da un contesto vitale e culturale differente possa trasformarsi in un dono. Papa Francesco, da poco scomparso, nell’esortazione apostolica Christus Vivit, ha scritto: “Ma quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture. Per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti”. Quest’anno desidero dedicare l’omelia della festa di San Simplicio al tema dell’accoglienza degli immigrati. Certo, il fenomeno dell’immigrazione può essere generatore di tutta una serie di problematiche. Ma solo uno sguardo miope può imputare queste problematiche unicamente a chi arriva e non sa scorgere i potenziali sviluppi positivi che scaturiscono dall’inserimento di persone di diversa provenienza e cultura. Perché questo accada, però, non occorre essere solo strutturalmente e culturalmente pronti, ma aver anche coltivato la prassi dell’accoglienza, la curiosità di ciò che è diverso, il desiderio del dialogo con l’altro, con chi non è conosciuto. Mentre, generalmente, lo sconosciuto fa insorgere tutta una serie di sospetti, spesso frutto solo di pregiudizi, con i timori personali o collettivi».

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