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La cagnolina Cora cinque giorni sulla scogliera a Porto Cervo: le ricerche, i droni e i post sui social sino al lieto fine

La cagnolina Cora cinque giorni sulla scogliera a Porto Cervo: le ricerche, i droni e i post sui social sino al lieto fine

Il racconto della padrona Giulia: «Eravamo disperati, grazie a tutte le persone che ci hanno aiutato a ritrovarla»

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Porto Cervo Cinque giorni di ricerche in un’area impervia e ricoperta dalla vegetazione, dove era estremamente difficile individuare un piccolo cagnolino. Lei, Cora, chihuahua, ex fattrice salvata da un allevamento lager a febbraio, era scappata dal giardino della casa di Porto Cervo mentre i proprietari erano assenti. E che, come racconta Giulia Lupidi, non hanno smesso un solo istante di cercarla. «Noi non eravamo a casa. Quando Cora si è allontanata, è stata inseguita nel tentativo di recuperarla ma ha corso per circa un chilometro e mezzo, fino a far perdere le proprie tracce sulle scogliere di Cala Romantica». Le ricerche sono iniziate immediatamente e sono proseguite senza sosta, per 5 lunghi giorni, dalle 5 del mattino fino a tarda sera. «Due piloti di droni ci hanno affiancato giorno e notte con droni termici per individuare eventuali tracce di calore nella fitta vegetazione. Sono intervenuti anche i Vigili del fuoco e la Guardia costiera, purtroppo senza esito». Dopo tre giorni, un presunto avvistamento nel centro di Porto Cervo (rivelatosi poi falso) ha spostato l’attenzione della ricerca in paese. «Abbiamo così iniziato a coinvolgere l’intera comunità: responsabili delle pulizie del Consorzio, vigilanza, personale delle boutique, bar, ristoranti e gallerie d’arte, addetti delle ville e villeggianti, fino ai membri della Marina, società di trasporti e autisti. Parallelamente, grazie ai social, la foto di Cora ha raggiunto e commosso moltissime persone, ricevendo grande affetto e condivisione. Nonostante gli sforzi – continua Giulia – con il passare dei giorni la speranza sembrava affievolirsi. Il terreno impervio, le temperature estive e i numerosi nascondigli disponibili rendevano la ricerca sempre più difficile, e lo sconforto cresceva».

Sino al quinto giorno, quando è arrivata la svolta: «Un ragazzo, a cui saremo per sempre grati, nuotando sotto la scogliera di Cala Romantica ha visto e riconosciuto Cora dal collarino bianco, azzurro e rosso. La piccola, debilitata da cinque giorni senza cibo né acqua, aveva tentato di avvicinarsi al mare per dissetarsi, salvo poi fuggire spaventata. A quel punto ci siamo mobilitati immediatamente. I Vigili del fuoco hanno tentato di calarsi dall’alto, mentre noi siamo arrivati dal mare. Spinti da una forza difficile da spiegare a posteriori, abbiamo scalato la scogliera a mani nude fino a raggiungere il suo rifugio: un piccolo giaciglio sotto una siepe di rovi, che la riparava dal sole ma la intrappolava tra la montagna e il mare, senza vie di fuga. La piccola Cora ha avuto il coraggio di avvicinarsi fino a quando ho potuto afferrarla e stringerla in un abbraccio fortissimo- racconta Giulia – Era disidratata e stremata, ma viva. Aveva resistito cinque giorni senza cedere, con la sola speranza di tornare da noi. Non abbiamo mai smesso di cercarla, né avremmo mai potuto arrenderci. Siamo immensamente grati che questa terribile avventura si sia conclusa con il lieto fine che Cora meritava. Il nostro ringraziamento va a tutte le persone che ci hanno sostenuto, a Porto Cervo e nei dintorni: la loro solidarietà ci ha dato forza nei momenti peggiori. Il grazie che dobbiamo a ciascuno di loro è infinito. Non abbiamo mai smesso di cercarla, né avremmo mai potuto arrenderci. Siamo immensamente grati che questa terribile avventura si sia conclusa con il lieto fine che Cora meritava. Il nostro ringraziamento va a tutte le persone che ci hanno sostenuto, a Porto Cervo e nei dintorni: la loro solidarietà ci ha dato forza nei momenti peggiori. Il grazie che dobbiamo a ciascuno di loro è infinito».

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