Overtourism all’Isola Bianca, si ormeggia anche a Cocciani
Ordinanza della Capitaneria di porto di Olbia: nuove regole per il molo destinato alle merci
Olbia Un distretto della portualità che unisca l’Isola Bianca di Olbia con Golfo Aranci. I confini geografici della vecchia Autorità portuale tornano d’attualità nei fatti, con la strategia messa in atto della Direzione marittima del nord Sardegna per risolvere il problema del sovraffollamento di navi nello scalo di Olbia. Il primo segnale è già arrivato: un’ordinanza della Capitaneria di porto sul regolamento degli accosti, con l’introduzione di specifiche prescrizioni per il porto Cocciani. Una novità assoluta, per lo scalo industriale di Olbia, che fino a poco tempo fa era destinato unicamente all’approdo delle navi merci. Un provvedimento ritenuto necessario da parte dell’autorità marittima “alla luce dell’incremento degli accosti presso il porto industriale e del conseguente costante impegno delle banchine per accosti di navi di linea, per imprescindibili esigenze di sicurezza della navigazione”.
Così è stato rimodulato il vigente regolamento degli accosti, impartendo specifiche indicazioni per l’accosto delle navi mercantili da carico alla rinfusa, non di linea, che dovranno rispettare limiti orari e operativi per non congestionare la banchina davanti alla presenza di traghetti. Una novità assoluta, per esigenze di sicurezza, introdotta davanti al sempre più frequente utilizzo di Cocciani per le navi di linea o da crociera. In questo senso, poi, diventa decisivo lo sviluppo di una integrazione operativa tra Olbia e Golfo Aranci. La Direzione marittima, con il comandante Gianluca D’Agostino, in questi ultimi mesi ha posto un problema di sostenibilità del traffico e di ammodernamento delle infrastrutture, ma soprattutto di complementarità tra i due scali di Olbia e Golfo Aranci. «Se le tendenze attuali saranno confermate, entro il 2030 Olbia e Golfo Aranci insieme potrebbero raggiungere i 7 milioni di passeggeri annui, concentrati per il 70% nel solo trimestre centrale della stagione estiva – ha spiegato Gianluca D’Agostino -. Una sfida che impone un ampliamento delle infrastrutture, adeguamento del terminal passeggeri, e trasformare Olbia e Golfo Aranci in un moderno distretto interportuale. L’alternativa è rischiare la saturazione, la perdita di competitività e il progressivo arretramento. Le banchine sono insufficienti, le aree retroportuali congestionate e c’è carenza di collegamenti intermodali efficienti. Tutti elementi che rendono sempre più difficile gestire i flussi e garantire la sicurezza della navigazione, soprattutto d’estate. Il sistema portuale rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia».
Ma i primi effetti già si cominciano a cogliere. Lo scorso 16 agosto, infatti, sarà ricordata come una data storica per il porto di Golfo Aranci. Lo scalo gallurese, infatti, aveva celebrato l’attracco della nave da crociera Nautica, lunga 181 metri e larga 25. È stata la prima volta che una nave di queste dimensioni è approdata in quest’area. A eseguire la manovra di ormeggio erano stati i piloti della Corporazione di Olbia, che attualmente garantiscono il servizio anche a Golfo Aranci. Secondo la federazione dei piloti del porto, l’attracco della nave da crociera a Golfo Aranci sarebbe un risultato “reso possibile anche grazie al decreto emanato dal ministero dei Trasporti ad aprile, che ha introdotto l’obbligatorietà del pilotaggio nella rada e nel porto di Golfo Aranci”. «Questa sinergia – ha commentato Federpiloti – rappresenta un esempio concreto di come la cooperazione tra enti e associazioni possa coniugare al meglio la prioritaria esigenza di sicurezza con le prospettive di sviluppo operativo ed economico».
Con l’aumento del traffico crocieristico e l’arrivo di unità di grandi dimensioni, le autorità hanno ritenuto necessario introdurre l’obbligatorietà del pilotaggio. La decisione nasce da esigenze concrete: la rada e il porto presentano fondali bassi e aree di secca che rendono delicate le manovre; la presenza costante di traghetti e di grandi navi passeggeri aumenta il rischio operativo; infine, l’area è di grande pregio naturalistico, e ogni incidente potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’ecosistema marino. Insomma, la questione centrale è come si affronta il futuro impatto di 7 milioni di passeggeri annui al 2030, con il porto di Olbia che, secondo le previsioni, già quest’anno supererà i 4,3 milioni di sbarchi? Si parte dalla rivisitazione del banchinamento del corpo centrale dell’Isola Bianca, con la trasformazione dell’attuale area occupata dalle banchine 3 e 4 in una nuova cassa di colmata.
Questa soluzione permetterebbe di ampliare il piazzale per l’accoglienza dei flussi veicolari durante il periodo estivo. La realizzazione di due nuovi pannelli banchinati per ospitare fino a quattro navi da 210-250 metri, con un incremento della capacità di ormeggio. L’ampliamento del bacino di evoluzione lato nord del porto di Olbia, attraverso lo sbancamento del fondale in granito in prossimità delle banchine Bonaria e Molo 1. Il recupero nel porto di Golfo Aranci dell’invaso nord, in disuso da tempo, sfruttandolo quale ulteriore cassa di colmata. Questo porterebbe alla creazione di una nuova banchina di circa 110 metri che garantirebbe la presenza di due nuovi posti di ormeggio con un bacino di evoluzione in manovra, sfruttabile sia dai traghetti che dalle navi da crociera, con la presenza nella parte retrostante di un piazzale per autoveicoli e pullman. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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