La Nuova Sardegna

Olbia

Il caso

Olbia, Nizzi all’attacco: «Troppi negozi e locali chiusi, situazione grave e dannosa»

di Dario Budroni
Olbia, Nizzi all’attacco: «Troppi negozi e locali chiusi, situazione grave e dannosa»

Il sindaco scrive alla Confcommercio e alla Geasar: «La città deve essere viva e dinamica»

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Olbia La sequenza di luci spente e serrande abbassate lo manda ancora una volta su tutte le furie. Un anno fa aveva attaccato i commercianti nel corso di un convegno dedicato al turismo. Stavolta, invece, il sindaco Settimo Nizzi prende carta e penna e scrive direttamente alla Confcommercio olbiese, agli esercenti del centro storico e anche alla Geasar. Il motivo è questo: nel cuore della città e in aeroporto sono decisamente troppe le attività – tra bar, ristoranti e negozi – con le porte chiuse e le vetrine coperte da fogli di giornale. Tutti insieme, appena terminato il periodo dei voli internazionali. Il risultato è una sorta di deserto desolante e diffuso. Per il primo cittadino si tratta di una situazione inaccettabile e non all’altezza della città. C’è da dire, comunque, che molti esercenti ne stanno approfittando per far smaltire le ferie ai propri dipendenti e per svolgere qualche lavoro di manutenzione nei locali. Allo stesso tempo, però, non sono comunque poche le attività che ogni anno tengono le serrande abbassate dal mese di novembre fino agli albori della primavera. Per questo il sindaco Nizzi ha deciso: «Ogni esercizio commerciale di somministrazione che resterà chiuso per più di 30 giorni consecutivi non vedrà rinnovata l’autorizzazione all’utilizzo del suolo pubblico».

La lettera

Il primo cittadino, nella sua lettera, si rivolge a Silvio Pippobello, amministratore delegato della Geasar, e a Edoardo Oggianu, presidente della Confcommercio, che, proprio nei giorni scorsi, aveva definito «fisiologica» la chiusura di alcune attività del centro – quest’anno coincisa con i lavori del Comune in corso Umberto – soprattutto per questioni di ferie e permessi. Ma per il sindaco Settimo Nizzi la chiusura in blocco di decine di attività è comunque inammissibile. Tanto nel centro storico quanto in aeroporto. «La condotta di chi mantiene le serrande abbassate per periodi prolungati è ritenuta inaccettabile e dannosa per la reputazione collettiva della comunità – attacca Settimo Nizzi –. Non è questa l’immagine che Olbia deve trasmettere ai residenti, ai turisti e agli investitori. Una città viva, accogliente e dinamica non può permettersi di presentarsi con serrande abbassate e servizi essenziali negati. La responsabilità di ciascun operatore economico è parte integrante della reputazione collettiva della nostra comunità». Insomma, il sindaco pretende dai commercianti olbiesi un atteggiamento diverso. E così chiede di riaprire al più presto le porte dei negozi e dei locali al momento con le luci spente. Altrimenti accadrà questo: chi resterà chiuso per più di 30 giorni consecutivi non potrà più sistemare tavolini e sedie all’esterno perché il Comune non rinnoverà la concessione. «Olbia non può e non deve essere percepita come una città spenta – si legge ancora nella lettera firmata da Settimo Nizzi –. Chi ha scelto di operare qui ha assunto un impegno verso la comunità e verso il territorio. È un dovere che non può essere disatteso. Confidiamo che ciascun operatore comprenda la gravità della situazione e si attivi immediatamente per garantire la riapertura e la continuità delle attività. In caso contrario, il Comune agirà con la massima severità».

Il precedente

Esattamente un anno fa il primo cittadino aveva sollevato il problema nel corso di un evento dedicato al turismo. Nella sala conferenze del museo archeologico, davanti a numerosi operatori, studiosi e imprenditori, Settimo Nizzi aveva messo nel mirino la distesa di tavolini vuoti e sedie accatastate lungo corso Umberto per tutto il periodo invernale. Stavolta il problema non si presenta, visto che da qualche settimana lo stesso sindaco ha vietato l’esposizione di sedie e tavolini per permettere i lavori di rifacimento dei marciapiedi del Corso. «Chi lascia tavolini e sedie negli spazi pubblici ha una scarsa sensibilità – aveva detto Nizzi –. Faremo rispettare le regole: se i locali resteranno chiusi per un lungo periodo, senza poi togliere tavoli e sedie dalle zone esterne, perderanno la concessione demaniale». Un ultimatum, quello di un anno fa, che, anche se in parte rivisto, si è trasformato adesso in una mossa concreta.

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