Olbia, aria pulita e meno costi sociali: «Il modello Città 30 funziona»
Il report Audimob: emissioni in calo e tempi di percorrenza invariati
Olbia Il modello delle “città 30”, quelle con il limite di velocità di 30 chilometri orari nell’area urbana, porta a risparmi di costi sociali complessivi di 150 milioni di euro all’anno in Italia. Un dato emerso dal 22esimo Rapporto Audimob Isfort, presentato a Roma, che vede Bologna come città capofila, ma che cita anche Olbia come esempio virtuoso di “Zona 30”. Olbia che ha certamente precorso i tempi, introducendo una misura per la quale, in ampie zone della città, la velocità massima consentita dai veicoli è stata abbassata di 20 chilometri orari, dai vecchi 50 a 30. Il centro studi sui trasporti indica frenate brusche dimezzate, accelerazioni anomale in calo di un terzo, emissioni ridotte fino al 17% e tempi di percorrenza sostanzialmente invariati: meno di 30 secondi in più per tragitti di dieci minuti.
Meno costi
Un insieme di effetti che, nelle stime, si traducono, come anticipato dal quotidiano Il Sole 24Ore, in oltre 150 milioni di euro di costi sociali evitati in sei mesi tra collisioni, feriti e situazioni di rischio. Per Isfort, Bologna rappresenta oggi l’esperienza più avanzata, ma Olbia si conferma una delle sperimentazioni più riuscite, insieme a Cesena e interventi circoscritti in città come Milano, Roma e Torino. Dal 2021 il Comune di Olbia ha introdotto il limite di 30 su tutto il territorio urbano. Secondo Arpas, dopo l’introduzione del limite di velocità si è registrata una diminuzione delle emissioni di NO₂ (biossido di azoto) nelle centraline urbane. Il monitoraggio realizzato nell’ambito del progetto Mezzo (1/2), grazie all’analisi dei dati condotta dall’associazione “Cittadini per l’aria”, ha coinvolto gli studenti delle scuole di Olbia che hanno installato campionatori passivi per misurare le concentrazioni di NO₂ in vari punti della città. I risultati indicano che molte zone hanno valori al di sotto della soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità, ma ci sono “zone critiche” come viale Aldo Moro e via Vittorio Veneto in cui i valori vengono superati. I dati comunque confermano che il miglioramento della qualità dell’aria è “strettamente collegato” alla moderazione del traffico veicolare dovuta al limite. Allo stesso tempo, l’efficacia della misura viene anche legata alla conformazione geografica di Olbia, che rientra tra le zone costiere, quelle nelle quali è più facile la dispersione degli inquinanti. Nel rapporto Audimob le Zone 30 si intrecciano con la “Vision Zero”, l'impianto europeo recepito dal Piano nazionale della sicurezza stradale 2030 che punta a dimezzare morti e feriti entro cinque anni e azzerare le vittime al 2050. La riduzione della velocità è una delle leve del modello safe system, che non è solo circoscritto ai limiti di velocità ma include infrastrutture, educazione, controlli, protezione degli utenti più vulnerabili e una diversa organizzazione dello spazio.
Nuova mobilità
I dati di Olbia, combinati con le analisi nazionali di Isfort, possono essere interpretati insieme: il significativo uso dell’auto (emerso da Isfort) funziona come “base” sulla quale misurare come i 30 chilometri orari possono avere un impatto significativo (inquinamento, sicurezza, mobilità sostenibile). Il monitoraggio del progetto Mezzo e le analisi Arpas suggeriscono che la scelta di limitare la velocità può effettivamente tradursi in benefici ambientali misurabili, anche se non uniformi su tutta la città. Restano sfide: la segnaletica, il controllo della velocità, la partecipazione dei cittadini e l’estensione delle misure di mobilità sostenibile sono elementi fondamentali per migliorare i risultati. Il rapporto registra un tasso di mobilità sostenibile (a piedi, bici, micromobilità) pari al 34,7% degli spostamenti nel primo semestre 2025. Il dato mostra che c’è uno spazio per politiche urbane che promuovano modalità più lente e sicure: ridurre la velocità può aiutare a spostare equilibri modali, favorendo chi va a piedi o in bici. Per una città come Olbia, che già ha introdotto il limite, i dati Isfort possono essere utilizzati come argomento a supporto delle politiche di moderazione della velocità, mostrando che la riduzione degli incidenti e dell’inquinamento non è solo teorica, ma ha basi empiriche nazionali.
