Sparatoria a Sassari, i tre arrestati restano in carcere – La pista della spedizione punitiva
Il gip conferma la custodia cautelare per Luca Silanos, che rimase ferito a Predda Niedda, e i fratelli Levanti. I tre hanno risposto al gip
Sassari Il giudice per le indagini preliminari di Sassari, Gian Paolo Piana, al termine dell’interrogatorio di garanzia, ha disposto la permanenza in carcere per Luca Silanos e per i fratelli Alessio e Fabio Levanti, arrestati alcuni giorni fa nell’ambito dell’inchiesta sulla sparatoria avvenuta il 19 gennaio nella zona industriale di Predda Niedda. I tre, accusati in concorso di ricettazione e detenzione abusiva di arma da fuoco, hanno risposto alle domande del gip fornendo la loro spiegazione sulla vicenda e anche sulla ipotetica presenza di una pistola.
Contro la decisione del gip, i loro difensori – gli avvocati Lorenzo Galisai, Nicola Satta, Paolo Spano, Marco Palmieri e Anna Maria Santoru – hanno già annunciato ricorso al tribunale del Riesame.
L’arresto dei tre uomini si inserisce nel filone investigativo sviluppato a partire dai filmati delle telecamere di sorveglianza della concessionaria coinvolta nella vicenda. Proprio quelle immagini sono al centro della linea difensiva di Giovanni Maninchedda, titolare della rivendita di auto usate finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio e porto illegale di arma dopo aver sparato e ferito alla gamba il 44enne Luca Silanos.
Secondo la ricostruzione dei legali di Maninchedda, i video mostrerebbero l’arrivo davanti all’autosalone di due auto con a bordo Silanos e i fratelli Levanti. I tre avrebbero effettuato più passaggi e soste nei pressi dell’attività commerciale in attesa dell’arrivo del titolare, un comportamento che la difesa interpreta come il possibile preludio a una spedizione punitiva. Dalla quale il loro assistito si sarebbe difeso.
