La Nuova Sardegna

Olbia

La storia

Tempio e il Carnevale a cavallo del 1856. Quando la Chiesa disse: «Non qui»

di Mirko Muzzu

	Nelle foto di Vittorio Ruggero il palio riproposto negli anni Ottanta
Nelle foto di Vittorio Ruggero il palio riproposto negli anni Ottanta

In un antico documento l’insolita richiesta all’autorità di pubblica sicurezza

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Tempio Che il Carnevale a Tempio coinvolga tutta la società è un fatto risaputo, ed è sempre stato così. Gli ambienti ecclesiastici non fanno eccezione: se oggi è l’Oratorio Don Mureddu a partecipare con bambini, genitori, catechisti, animatori e sacerdote al Carnevale tempiese, anche in passato la Chiesa guardava con simpatia alle manifestazioni carnevalesche. Ma pure questa accondiscendenza aveva un limite, come la pazienza di don Tomaso Muzzetto, vicario generale del Capitolo di Tempio.

La storia

A raccontarlo è un documento del 1856 ritrovato nell’archivio diocesano, facente capo all’Ufficio dei beni culturali della diocesi, guidato da don Francesco Tamponi, autore del ritrovamento. Si tratta di una lettera dello stesso don Muzzetto, datata 29 gennaio 1856 e indirizzata all’intendente di pubblica sicurezza, figura assimilabile a un moderno commissario di polizia. Tradizionalmente, in tutta la Sardegna il periodo di Carnevale durava dalla festa di Sant’Antonio fino al Mercoledì delle Ceneri: un mese e più che, incrociando il calendario liturgico e i ritmi stagionali dell’agricoltura e dell’allevamento, rappresentava il vero periodo di pausa invernale dalle fatiche dei campi e del lavoro. Come accade ancora oggi, era “nell’ultima settimana di Carnevale”, corrispondente all’attuale “Sei giorni”, che si concentravano i festeggiamenti. I cittadini tempiesi si divertivano tantissimo «alla corsa di maschere a cavallo nelle principali contrade», con un grande afflusso di persone e un «forte assordante schiamazzo». Fra le vie scelte per le corse in maschera figurava anche quella che oggi è l’ultimo tratto di via Roma, «che dall’Ara conduce alla casa Verre»: circa centocinquanta metri che separano piazza d’Italia dal palazzo di fronte alla chiesa di Santa Croce, forse percorsi a rotta di collo, sicuramente tra le grida e le risate delle altre maschere.

La richiesta

Proprio nella piccola chiesa, il Capitolo della Cattedrale celebrava le Quarant’ore con l’ostensione e l’adorazione del Santissimo Sacramento. Don Muzzetto si dimostra ancora una volta comprensivo e «non intende minimamente osteggiare pubblici onesti passatempi», ma chiede comunque all’intendente provinciale di impedire che le corse si svolgano, nei giorni delle Quarant’ore, proprio su quella strada. Il vicario generale sembra dire, in sostanza: va bene festeggiare, ma non proprio di fronte alla chiesa, invitando a utilizzare le tante altre vie della città per le sfrenate corse in maschera.

Il ritorno del Palio

Le corse a cavallo sono tornate nel Carnevale in tempi relativamente recenti. Negli anni Ottanta, a Tempio, si è organizzato più volte il “Palio di la frisgiola”, una sorta di Sartiglia in cui l’obiettivo non era la stella, ma le tipiche frittelle lunghe della tradizione tempiese. Prima si svolgeva nella strada sterrata sotto il parco (via Stazione Vecchia), poi in una pista preparata in quello che è ancora oggi il tratto simbolo del Carnevale tempiese: l’incrocio tra via Angioy e corso.

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