Olbia Un paio di jeans, un chiodo nero e un cespuglio di capelli che nasconde fronte e orecchie. E poi naturalmente lui: il Ponte di ferro, la lunga passerella di tipo militare talmente presente nella geografia cittadina da diventare presto un toponimo nonostante il successivo arrivo di un nuovo ponte di cemento armato. Negli anni Ottanta, e con qualche sconfinamento nei primi anni Novanta, i metallari di Olbia si ritrovavano tutti lì: in via Roma, a due passi dallo stadio Bruno Nespoli, dove oggi a prendersi la scena è il prato verde del parco Mario Cervo. Una esperienza di sottocultura giovanile ancora viva nelle memorie della città e soprattutto di chi metallaro lo è stato e, in fondo, non ha mai smesso di esserlo. Una prova è la recente nascita di una band: si chiama Old Iron Bridge e mette insieme alcuni degli elementi della scena heavy metal sia di ieri che di oggi. Nella formazione ci sono addirittura un padre e un figlio, con il mitico Ponte di ferro che diventa anche un ponte tra generazioni. Gli Old Iron Bridge, tra una serata e l’altra, hanno appena pubblicato un disco: sarà presentato sabato 14 marzo al Devil Kiss, il rock club per eccellenza della città.
Il ponte del metal
Gli Old Iron Bridge, nati tra il 2022 e il 2023 e concentrati soprattutto sulle cover, puntano dunque a consolidare il legame tra passato e presente. Lo dimostra bene la composizione della band. Alla voce e alla chitarra c’è Mario Spano, classe 2001, mentre al basso c’è il padre Giuseppe, 58 anni. All’altra chitarra Pietro Desini, 57 anni, tra le altre cose padrino di Mario, mentre alla batteria Daniele Murru. Sia Mario che Daniele, più piccolo di un anno, militano parallelamente nei Burning Leather, formazione trash metal che da qualche tempo si sta togliendo non poche soddisfazioni, tra cui la condivisione del palco con band internazionali come i finlandesi Stratovarius e addirittura con Phil Campbell, il chitarrista dei Motörhead. «Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza il supporto delle figure storiche del Ponte di ferro – sottolinea Mario Spano –. Noi ci siamo sempre confrontati con i protagonisti di quella scena lì. Per quanto mi riguarda, quella per il metal è una passione che coltivo da sempre. I miei genitori sono metallari, così come i miei zii e gli amici di mio padre. A distanza di tanti anni quello spirito è ancora vivo: nei concerti, nella musica e soprattutto in un’amicizia che supera il tempo e le generazioni». Il primo disco degli Old Iron Bridge è composto da quattro brani e da alcuni live amatoriali. «I brani erano stati composti originariamente nel 1985 – spiega Mario Spano –. Sono canzoni che riportano alla luce l’anima autentica di quegli anni, ma con una produzione attuale. Il suono dell’album rappresenta perfettamente l’identità del nostro progetto: un equilibrio tra modernità e registrazione old school, simbolo dell’incontro tra la vecchia e la nuova generazione del metal olbiese. Un ringraziamento speciale va a Stefano Marino per l’importante sponsor che ha reso possibile la realizzazione del cd». Un disco che si presenta come un vero e proprio album dei ricordi: per l’occasione è stato infatti realizzato un libretto di otto pagine con le fotografie dei metallari olbiesi degli anni Ottanta e di oggi.
L’auto degli Ac/Dc
E sempre sul filo della memoria, qualche tempo fa lo stesso Stefano Marino – anche lui volto della compagnia del Ponte di ferro e che adesso ha sostenuto la produzione del primo disco degli Old Iron Bridge – ha riprodotto fedelmente quella che per anni è stata l’auto più rock è più famosa di Olbia: la sua mitica Citroen 2 Cavalli con il logo degli Ac/Dc appositamente dipinto sugli sportelli. Sparita dalla circolazione da anni, dal 2024 l’auto simbolo dei metallari del Ponte di ferro è tornata a rappresentare un’intera generazione e, in qualche modo, anche un pezzo di storia della città.