La Nuova Sardegna

Olbia

In tribunale

Calci, pugni e violenze alla compagnia incinta e alla prima figlia: olbiese a processo

Calci, pugni e violenze alla compagnia incinta e alla prima figlia: olbiese a processo

L’associazione antiviolenza Prospettiva donna parteciperà ma non sarà parte civile

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Olbia Calci e pugni contro la sua convivente, colpita spesso nei suoi scatti d’ira anche con oggetti presenti in casa. Alcune volte, come si legge nel capo d’accusa, le avrebbe stretto le mani al collo, altre, le avrebbe puntato un coltello alla schiena o al collo, minacciandola e offendendola. Violenze fisiche e psicologiche che avvenivano nonostante lei fosse in attesa del secondo figlio, e anche davanti alla loro prima bambina, lei stessa, in alcune circostanze, vittima di maltrattamenti da parte del padre. Come quando, ritornato a casa ubriaco, aveva stretto forte al collo della piccola il filo del caricabatterie del telefono, fino a quando non era intervenuta la madre per liberarla. Allora lui aveva inveito contro di loro, urlando che le avrebbe ammazzate. Stando alle accuse, avrebbe privato la compagna e la figlia del necessario per vivere, costringendo la donna a chiedere aiuto materiale al fratello. Oggi 4 marzo nel tribunale di Tempio si è aperto il dibattimento del processo che vede imputato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata, un uomo di 38 anni, residente a Olbia. Un ennesimo caso di Codice rosso attivato dalla Procura di Tempio (ha coordinato le indagini la sostituta Milena Aucone). La donna e la bambina sono state assistite dall’associazione antiviolenza Prospettiva Donna. Difese dall’avvocata Diana Bandinu, si sono costituite parte civile nel processo già in udienza preliminare, così come l’associazione Prospettiva donna, con l’avvocata Delia Serra.

In apertura di dibattimento, però – e ciò è avvenuto per la prima volta – l’associazione non è stata ammessa come parte civile, ma sarà comunque presente nel processo. Lo hanno deciso i giudici del collegio, presieduto da Caterina Interlandi, dopo una camera di consiglio. Il collegio ha richiamato l’articolo 91 del codice di procedura penale come modificato dalla legge numero 181 del 2 dicembre 2025 (introduzione del delitto di femminicidio) che ha ampliato la platea di enti e associazioni rappresentativi di interessi collettivi, inserendo anche i centri antiviolenza e le case rifugio che, con il consenso della parte offesa, possono intervenire nel processo. Ciò consente all’associazione Prospettiva Donna di restare nel processo, non più come parte civile (nessun risarcimento dei danni, quindi), ma esercitando facoltà e diritti processuali riconosciuti alla persona offesa. «Ciò che all’associazione interessa è tutelare le vittime della violenza e stare al loro fianco durante il processo, Cosa che, quindi, continueremo a fare – commenta la presidente di Prospettiva donna, Patrizia Desole –. La partecipazione del centro antiviolenza nel processo penale (ai sensi dell’articolo 92 del codice di procedura penale), rafforza in modo funzionale la posizione e la tutela della vittima, serve a garantire una protezione effettiva dei suoi diritti, a vigilare sul rispetto delle garanzie, creando una rete di tutela tecnica e strategica e prevenendo, con maggior rigore, situazioni di vittimizzazione secondaria che possono realizzarsi nelle dinamiche processuali». Il processo proseguirà ad aprile. Verranno sentiti due testimoni del pubblico ministero. L’imputato è difeso dall’avvocata Sabina Piga. (t.s.)

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