A Olbia è caccia alla prima casa: 70 aspiranti acquirenti per un bilocale da 36 metri quadri – Quanto costa
Boom di richieste per il piccolo appartamento in periferia. L’agente immobiliare: «Il mercato ha prezzi stellari, gli olbiesi vanno a vivere altrove»
Olbia L’emergenza casa in città va in scena domani mattina a Tannaule con tutta la sua prepotente gravità. L’agenzia olbiese Smeralda immobiliare ha in listino vendita un minuscolo appartamentino di appena 36 metri quadrati nei pressi dell’ospedale Giovanni Paolo II e ha organizzato un open house per farlo visitare ai possibili acquirenti, tutti insieme. Il prezzo: 85mila euro.
Boom di richieste
I prenotati sono poco meno di 70, quasi tutti alla disperata ricerca della prima casa, che a Olbia è come inseguire una chimera. Il caso del mini bilocale di Tannaule, in vendita a 85 mila euro, con 70 aspiranti acquirenti è la fotografia esatta della crisi abitativa. A Olbia non esistono case in affitto, se non per i turisti, e non esistono neppure case in vendita se non a prezzi inaccessibili. In pratica, se una casetta in centro costa come un attico a Porto Cervo, inevitabilmente a contendersi un mini appartamento in periferia si ritrovano 70 aspiranti acquirenti. È un’occasione rara ma non unica, evidentemente, visto che sabato prossimo la stessa agenzia ha in programma un altro open house. In vendita un trilocale al prezzo di 150 mila euro e c’è da attendersi un altro massiccio assalto di acquirenti.
L’agenzia
Racconta tutto Simona Orani, consulente immobiliare, titolare dell’agenzia Smeralda di via Mascagni. «Non è mia intenzione promuovere una attività commerciale, ma condividere un fatto di cronaca che ritengo essere un preoccupante campanello d’allarme per la comunità e per le istituzioni locali – dice –. Domani 7 marzo si terrà a Olbia un open house per un piccolo bilocale di circa 36 metri quadrati, per il quale ho ricevuto quasi settanta richieste di prenotazione. È un numero che non ho mai registrato nella mia carriera e che, analizzato a fondo, rivela una realtà sociale amara. Infatti, il 90% di queste persone non sono investitori, ma cittadini che cercano disperatamente la loro prima casa».
Caccia alla prima casa
«Siamo di fronte a un paradosso tutto olbiese – aggiunge l’agente immobiliare – mentre la città cresce e attira capitali internazionali, ma i residenti, lavoratori, giovani coppie, impiegati, sono costretti a competere ferocemente per spazi minimi, un tempo considerati solo punti d'appoggio. Questo perché il mercato non offre più soluzioni proporzionate ai redditi locali. Olbia è soprattutto una città di lavoratori che non possono permettersi affitti o prezzi di vendita esagerati». In questo senso, la stortura di un mercato immobiliare impazzito diventa un’emergenza sociale. «Il fatto che 70 persone si contendano una casa di 36 metri quadrati non è un successo di vendita – spiega Simona Orani – piuttosto è il sintomo di un housing crunch, cioè una crisi abitativa che sta espellendo la forza lavoro dal cuore della città in cui viviamo». Per “espellere” si intende che chi cerca casa finisce per orientarsi verso i paesi dell’hinterland, cioè Monti, Telti e Loiri, ma anche Berchidda e Oschiri (grazie alla Sassari-Olbia a quattro corsie). Raramente è una scelta di vita, spesso è invece un rifugio. L’unica soluzione possibile per le proprie tasche. «È fondamentale dare voce a questa realtà – continua Simona Orani – per sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di politiche abitative serie e di un mercato che torni a essere a misura di chi Olbia la vive e la fa crescere ogni giorno con il proprio lavoro».
Le possibili soluzioni
La soluzione non può essere l’attuale mercato fuori controllo che con una mano ubbidisce alla regola basilare della domanda-offerta e con l’altra spinge lavoratori e famiglie in cerca della prima casa (o della casa in affitto) a cercare rifugio nei paesi dell’hinterland. «Se parliamo di soluzioni, io penso all’edilizia convenzionata – conclude la consulente di Smeralda immobiliare – non vedo altro modo per calmierare il mercato e soddisfare la domanda abitativa. A Olbia non è una pratica diffusa, evidentemente perché si perseguono altre politiche con altri obiettivi. Il problema è che Olbia non è Porto Cervo e un mercato immobiliare di questo tipo oggi non è sostenibile».
