La Nuova Sardegna

Olbia

I lavori nel golfo

Olbia, il Tar conferma lo stop ai dragaggi nei porti Isola Bianca e Cocciani

di Giandomenico Mele
Olbia, il Tar conferma lo stop ai dragaggi nei porti Isola Bianca e Cocciani

No anche alle vasche di colmata per il deposito del materiale di escavo

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Olbia Il Tar conferma lo stop ai dragaggi dei fondali del porto e il no alle vasche di colmata per il deposito del materiale di escavo dell’Isola Bianca e di Cocciani. Un no netto da parte del tribunale amministrativo, che conferma le ragioni del ministero della Cultura, che si era inserito con un’eccezione nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale davanti al ministero dell’Ambiente.

Il ricorso

Il Tar ha respinto il ricorso dell’Autorità portuale per l’annullamento del decreto nella parte in cui ha espresso giudizio negativo sulla compatibilità ambientale del progetto, per portare i fondali del porto Isola Bianca e del Porto Cocciani a meno 10 metri e i fondali della canaletta a meno 11 metri, per quanto attiene alle parti riferite alle vasche di colmata nord negli specchi acquei davanti al pontile ex Palmera. Lo scorso giugno il Mase, nonostante il via libera da parte della Regione e quello della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas, aveva espresso giudizio negativo, di concerto con il ministero della Cultura (Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio), sulla compatibilità ambientale del progetto per i dragaggi nel golfo di Olbia, motivando il diniego con la considerazione che «la linea di costa interessata dalla realizzazione delle vasche di colmata nord costituisce uno dei rari tratti di morfologia costiera naturale risparmiato dai banchinamenti, che hanno nel tempo artificializzato il tratto di costa a nord dell’abitato. Il progetto mostra che le vasche di colmata di fatto si tradurranno in un ulteriore ampissimo banchinamento della fascia di costa, per circa 5 ettari».

Il Mibac

Il ministero della Cultura, dunque, ritiene che le vasche di colmata possano danneggiare il paesaggio in violazione di un decreto del 1965 che dichiarava la zona litoranea del comune di Olbia nella quale ricade l’intervento “di notevole interesse pubblico”, in quanto «fra le più belle zone della costa orientale della Sardegna, per l’eccezionale susseguirsi di quadri naturali offerti da innumerevoli promontori granitici che emergono dal mare purissimo».

Il Tar

Per il tribunale il punto dirimente sul quale ha bocciato il ricorso dell’Authority e il progetto di dragaggio attualmente in essere, sarebbe proprio quello in base a cui «a fronte del sacrificio dei valori paesaggistici e culturali, il progetto non motiva la finalità della realizzazione delle due vasche di colmata in corrispondenza del pontile ex Palmera, che pare limitarsi allo stoccaggio del materiale residuo dal dragaggio unitamente alla parziale messa in sicurezza dell’area».

Nuova banchina

Il progetto, così, si tradurrebbe di fatto in un nuovo banchinamento dalle rilevanti dimensioni, trascurando soluzioni logistiche alternative per le vasche di colmata nord, “né peraltro la soluzione prescelta – spiega il Tar – appare realisticamente reversibile o passibile di mitigazione”. Il punto dirimente, per il collegio, è proprio questo: il progetto proposto dall’Autorità di portuale non ha fornito alcuna localizzazione alternativa per la realizzazione delle vasche di colmata. Ciò ha precluso alle amministrazioni di compiere pienamente le valutazioni loro spettanti in ordine alle alternative ragionevoli.

L’Authority

Da parte sua la Port authority aveva evidenziato, nello studio presentato, che la mancata realizzazione delle due vasche in corrispondenza del pontile, destinate ad accogliere la maggior quantità dei sedimenti dragati per legge non sversabili in mare, avrebbe impedito di fatto l’attuazione dell’intero progetto. La stessa Authority aveva spiegato che le due vasche di colmata nord, contrariamente a quanto ritenuto dalla Soprintendenza, insisterebbero sulla zona demaniale marittima ricompresa nell’ambito dell’area industriale di Olbia, già esclusa dal vincolo di cui al decreto del Mibac. Inoltre, la realizzazione di tali vasche avrebbe dovuto essere valutata alla luce dell’attuale stato di antropizzazione e industrializzazione dell’area e non già in rapporto alle originarie caratteristiche di pregio ambientale.

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