Dai delitti di Buddusò e Orani alle ombre nel caso Murgia: tutti i misteri degli ultimi casi irrisolti nell’isola
Nell’elenco dei cold case anche la scomparsa di Martina Lattuca e dei fratelli Deiana
Sassari Secondo il gergo investigativo statunitense sono i cold case, i “casi freddi”. In italiano si può parlare di indagini criminali irrisolte per lungo tempo, poi abbandonate per mancanza di prove o testimoni, ma formalmente mai chiuse.
Nell’isola l’elenco di casi freddi è lungo e nell’ultimo periodo la lista è stata rivista ed estesa. Ad accomunare i fatti di cronaca più recenti c’è un dettaglio: spesso l’arresto del killer è sembrato imminente. Una sensazione che, però, non ha trovato riscontro nella realtà. Non è accaduto dopo l’omicidio di Marco Pusceddu, il 51enne soccorritore del 118 colpito da quattro colpi di pistola il 7 agosto dello scorso anno. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il killer avrebbe agito a volto scoperto. Il nome, però, è rimasto un mistero. Nei momenti subito successivi all’omicidio sembrava che le prove fossero tante e decisive con l’assassino che si era presentato alla porta della stazione del 118 di Buddusò chiedendo dove fosse Pusceddu. Si era parlato di un delitto passionale, di una vendetta e di altri possibili moventi legati a fatti precedenti. Quasi nove mesi dopo, però, le ipotesi sono rimaste ipotesi.
Un epilogo piuttosto simile a quello dell’omicidio di Tonino Pireddu, operaio 38enne freddato sulla porta di casa, a Orani, la notte del 18 febbraio. Una fucilata, due testimoni indiretti che hanno sentito lo sparo e un delitto che è rimasto insoluto per via della difficoltà di trovare riscontri utili nella vita di quello che sin da subito è stato definito “un bravo ragazzo” che era rimasto vittima di due attentati incendiari ad altrettante auto di sua proprietà. Un fatto che sembrava poter aiutare le ipotesi investigative e che invece, almeno per il momento, è rimasto senza alcun collegamento ufficiale con l’omicidio.
Nell’elenco dei cold case non può mancare il drammatico episodio di Manuela Murgia, la 16enne trovata morta nel canyon di Tuvixeddu, a Cagliari, il 5 febbraio del 1995. Quello della ragazzina è un caso da manuale: archiviato come suicidio dopo le prime frettolose indagini, è stato riaperto grazie alle nuove tecnologie di indagine che hanno permesso di analizzare gli indumenti della vittima e di trovare 89 “nuove” tracce biologiche. Le ipotesi investigative avevano portato ad individuare un sospettato, 30 anni dopo il delitto, che è poi stato scagionato dalle accuse dopo l’incidente probatorio del 29 gennaio perché la prova del Dna aveva dimostrato che le tracce trovate su un capello e sugli slip di Manuela non appartenevano all’indagato. Tutto da rifare, insomma.
Ci sono altri due cold case, entrambi dello scorso anno, che hanno in comune il mare. Seguendo l’ordine cronologico, il primo è quello di Giuseppe e Lorenzo Deiana, i due pescatori di Golfo Aranci che il 19 aprile erano usciti di casa per una battuta di pesca nelle acque di Capo Figari e non sono più tornati. Spariti nel nulla da più di un anno. Più o meno la stessa sorta di Martina Lattuca, la 49enne scomparsa sulle scogliere di Calamosca, a Cagliari, lo scorso 18 novembre. I soccorritori avevano ritrovato lo zainetto e le scarpe della donna e avevano ipotizzato che la scomparsa fosse il frutto di un gesto volontario. Un’ipotesi che non ha mai convinto la famiglia, certa che Martina non avrebbe mai compiuto un gesto così estremo. (c.z.)
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