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Olbia, il Jolly Market festeggia quarant’anni di attività in zona Bandinu – Ecco la storia del negozietto di quartiere

di Carolina Bastiani
Olbia, il Jolly Market festeggia quarant’anni di attività in zona Bandinu – Ecco la storia del negozietto di quartiere

I fratelli Pitzoi: «Qui si creano ancora rapporti stretti e di amicizia con i nostri clienti»

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Olbia Danilo è in cassa, sta dando il resto a una signora che ha appena fatto spesa. «Arrivederci signora Anto’». Piera è dietro al bancone: le hanno chiesto di affettare un po’ di salumi. Walter, invece, sta rifornendo il frigo di carne appena arrivata, ma fa avanti indietro tra il banco e il magazzino. Qualcuno gli ha chiesto un sacco di farina. Se serve, però, i ruoli sono intercambiabili: tutti fanno tutto al Jolly Market di Olbia, e se varcate la sua soglia troverete ciò che vi occorre. Frutta, verdura, scatolame, pane, detersivi. L’offerta si è ampliata nel tempo e ora si può fare una spesa completa. E proprio come un jolly è adatto a ogni mossa di gioco, il piccolo negozio di quartiere in via Gran Bretagna, in zona Bandinu a due passi dallo stadio Bruno Nespoli e da piazza di Spagna, si è adattato ai tempi, arrivando a compiere ben 40 anni di attività. Un traguardo non da poco, in una città come Olbia, cresciuta in fretta e che in fretta ha cambiato volto.

Tra le carte vincenti, però, oltre all’adattabilità e all’ampliamento dell’offerta – negli scaffali anche i noodles, la Nutella vegana, crostate di pasticceria, prodotti confezionati senza glutine – ci sono soprattutto il sacrificio, la passione, la disponibilità e la cortesia dei titolari, i fratelli Walter e Danilo Pitzoi e Piera Pitturru, moglie di Walter. Sono loro, insieme a Luisella Falchi, l’ anima del market, diventato (o rimasto) un microcosmo di dinamiche sociali che stanno scomparendo: il segreto della sua longevità è anche lì, nel loro modo di porsi con le persone che gli ha persino permesso di stringere legami di profondi, che nella grande distribuzione faticano a crearsi. Un modo di fare che li ha ripagati, anche dopo i gravi danni causati dall’alluvione del 2013.

Zona Bandinu

I fratelli Pitzoi dentro al market ci sono cresciuti e da lì hanno visto il quartiere cambiare pelle. «Io avevo 17 anni e lui 14 – dice Walter indicando Danilo – L’attività l’ha avviata mio padre con i nostri fratelli maggiori nel 1986 con salumi, scatolame, qualche surgelato e prodotti per la casa. Mio padre è stato molto lungimirante: aveva capito che il quartiere sarebbe cresciuto». Intorno a loro, a fine anni ‘80, c’erano solo campagne. «Qui vicino c’era un muretto a secco e dietro grandi terreni dove pascolavano le pecore. C’erano poche case sparse. Ricordiamo bene quando con le mine hanno iniziato a far saltare le rocce di granito per far spazio alle costruzioni». Costruzioni che ora riempiono lo sguardo: zona Bandinu è tra le più grandi di Olbia e lì vicino c’è l’altrettanto popolosa zona Consarcasa. Zone abitate da olbiesi, ma che d’estate accolgono anche molti turisti.

Con la città, infatti, è cambiata pure la clientela. «Qui è pieno di B&b e d’estate lavoriamo molto con visitatori che provengono da ogni parte del mondo. Riusciamo anche a farci capire con un po’ d’inglese e francese – dice sorridendo – e non chiudiamo un giorno, c’è molto da fare». Ed ecco che torna l’immagine del Jolly, dipinta sul muro esterno. «Ognuno di noi sa fare tutto – interviene Danilo – quando serve vado al banco dei salumi, oppure in cassa o ancora in magazzino». Flessibilità e passione, perciò – «questo lavoro ci piace» – ma anche abnegazione. «Ai nostri figli abbiamo detto di studiare, di provare a fare altro – interviene Piera – il sacrificio è troppo grande». Un sacrificio anche economico. «Quando abbiamo iniziato c’erano pochissimi supermercati, forse il Romagnolo e iniziava a diffondersi il Dettori. Questo ci ha permesso di muovere bene i primi passi, ma noi siamo fortunati, queste mura sono le nostre. Sarebbe impossibile sostenere i costi anche di un affitto con la concorrenza che c’è. Noi, comunque, vorremmo andare avanti per altri 7,8,10 anni». Nel 2013 ci si è messa l’alluvione. «Abbiamo avuto serie difficoltà e tanta paura di perdere tutto – racconta Walter – però in molti ci hanno aiutato, c’è stata grande solidarietà».

Rapporti umani

Si torna così a uno dei segreti di longevità del negozietto, il rapporto autentico con la clientela, che spesso al Jolly Market assume i contorni delle relazioni un po’ più profonde. Molta ormai è fidelizzata e il merito non è solo dei prodotti in vendita – l’offerta nel tempo è cambiata e cresciuta, anche assecondando, quando possibile, le richieste del consumatore – oppure delle promozioni che vengono fatte. «Noi siamo sempre gentili e disponibili. Ci conoscono così da una vita – continua Walter – Qui possiamo ancora interagire con le persone, in modi che ormai stanno scomparendo. Si possono stringere persino amicizie». «Siamo anche psicologi – commenta ridendo Danilo – molti vengono qui per fare due chiacchiere, ci confidano le loro cose, qualche problema, ma anche noi a loro». Lo stesso meccanismo scatta con i fornitori. «Cerchiamo di collaborare con diverse realtà locali e poi succede che si diventa amici». Attraverso le collaborazioni cercano di fare rete e da vetrina e allo stesso tempo di offrire prodotti freschi e di qualità. Le carni sono locali, le confeziona la macelleria Piccinnu, mentre le crostate le prepara la pasticceria Fois.

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