Caro carburante, i pescatori del nord Sardegna pronti alla protesta: «Non riusciamo a lavorare» – Cosa sta succedendo
Nel porto di Santa Teresa la manifestazione degli operatori del mare
Santa Teresa Non è solo una protesta. È un grido d’allarme che arriva dal mare. Venerdì 17 aprile, dalle 15 alle 20, decine di pescatori provenienti da tutto il nord Sardegna si ritroveranno al porto di Santa Teresa per una manifestazione pacifica contro il caro carburante, una situazione che sta mettendo in seria difficoltà l’intero comparto. «Non ce la facciamo più», dicono. E non è uno slogan. Il problema è nei numeri. Negli ultimi mesi il prezzo del gasolio è aumentato in modo significativo e per molte imbarcazioni uscire in mare è diventato quasi impossibile. Ci sono barche che consumano fino a mille litri di carburante al giorno, con costi che arrivano a diverse centinaia di euro per una sola uscita. Tradotto: in molti casi si lavora in perdita.
«L’unico modo per difendersi sarebbe quello di restare fermi – spiegano i pescatori –. Ma fermarsi significa non incassare, e quindi non andare avanti». Alla protesta, oltre agli operatori locali, parteciperanno pescatori di Alghero, Porto Torres, Isola Rossa, La Maddalena, Golfo Aranci, Cannigione e La Caletta. Una mobilitazione ampia, che vuole portare all’attenzione delle istituzioni una crisi che non è più sostenibile. Prevista anche la partecipazione di amministratori e politici regionali, provinciali e locali. Tra le voci raccolte, quella di un pescatore sintetizza il momento: «La guerra deve finire, lo speriamo tutti. Ma noi non possiamo aspettare: anche quando succederà, ci vorrà tempo prima che i prezzi tornino sostenibili. E noi siamo già al limite». Il caro carburante è legato anche alle guerre in corso, in particolare in Medio Oriente, dove il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran si inserisce in uno scenario già segnato da altre crisi. Un’instabilità che incide direttamente sui prezzi dell’energia e del gasolio: anche quando il costo del petrolio scende, infatti, possono servire giorni, a volte settimane, prima che il calo si rifletta sui prezzi. Per chi vive di pesca, il tempo è finito. Le uscite delle barche si riducono e il rischio è quello di un blocco più esteso dell’attività. Una situazione che non riguarda solo i pescatori, ma l’intera filiera. La protesta di domani vuole essere un segnale chiaro. «Perché così, in mare, non si può più andare avanti».
