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Muore dopo lo schianto sulla 131, la comunità ucraina vicina alla famiglia di “Tolik”: «Una colletta per i funerali»

Muore dopo lo schianto sulla 131, la comunità ucraina vicina alla famiglia di “Tolik”: «Una colletta per i funerali»

Il ricordo di Anatoli Frolov: «Non si fermava mai»

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Olbia Una gara di solidarietà è nata nel giro di poche ore, quasi a voler stringere in un abbraccio una donna e un bambino travolti dallo choc e da una tragedia immensa.

La comunità ucraina di Olbia si è subito mobilitata per aiutare la moglie di Anatoli Frolov, da tutti chiamato con il diminutivo Tolik, il trentatreenne morto nel drammatico incidente sulla 131 dcn, vicino a Budoni. Tra amici, conoscenti e connazionali è stata avviata una raccolta fondi per contribuire alle spese del funerale.

Il dolore si è fermato anche davanti al negozio di viale Aldo Moro, il “Mix Markt” dove marito e moglie lavoravano come dipendenti fianco a fianco. L'attività, specializzata nella vendita di prodotti alimentari e specialità dell'Europa orientale, è un punto di riferimento per molti cittadini ucraini, moldavi e degli altri Paesi dell'Est che vivono in Gallura.

Davanti all'ingresso, in parte coperto dalla serranda abbassata, c'è un semplice foglio bianco. Sopra, scritto con un pennarello nero, poche parole: "Il negozio è chiuso il 22". Un messaggio lasciato sulla vetrata che racconta, senza bisogno di aggiungere altro, il dramma piombato all'improvviso su una famiglia.

Alcuni commercianti che lavorano nei negozi della zona parlano a bassa voce, ancora increduli per la morte del giovane. «Erano due persone educate e sempre disponibili – dice uno di loro –. Li vedevamo ogni giorno e, quando abbiamo saputo quello che era successo, siamo rimasti pietrificati».

Un altro aggiunge: «Pochi giorni fa avevano festeggiato il compleanno del loro bambino. Erano contenti perché, dopo anni trascorsi nella zona di Porto Rotondo, erano finalmente riusciti a trovare una casa a Olbia. Sembrava una coppia serena».

Di lui tutti ricordano la grande voglia di lavorare. «Dopo il turno nel negozio di viale Aldo Moro raggiungeva un ristorante sul mare per un secondo impiego. Le sue erano giornate lunghissime – dicono ancora i negozianti –. Lavorava fino a tarda notte e non si tirava mai indietro».

Ora, mentre la moglie rimane accanto al suo bambino, ricoverato in osservazione nel reparto di Pediatria del Giovanni Paolo II, continuano ad arrivare messaggi di vicinanza e contributi alla raccolta fondi. In tanti stanno offrendo un aiuto concreto nel tentativo di sostenere una famiglia colpita da una tragedia che ha lasciato tutti senza parole. (s.p.)

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