Olbia, nuove regole per l’altezza delle case: limite di 13 metri in due zone della città
La giunta comunale stabilisce le nuove misure. Si astiene il Pd
Olbia La giunta comunale continua a mettere un tetto massimo alle case. L’obiettivo è quello di salvaguardare lo skyline e le caratteristiche consolidate nelle aree «di particolare importanza dal punto di vista paesaggistico». Dopo aver stabilito in passato un limite di altezza per i nuovi edifici – demolizioni e ricostruzioni comprese – nelle aree del lungomare di via Redipuglia, di via Nanni, di via Principe Umberto e di via Dei Lidi, anche in un’altra fetta di città le costruzioni non potranno superare una certa altezza: tredici metri dal terreno alla linea di gronda, per un massimo di quattro piani. Le nuove regole, inserite nel Programma di fabbricazione vigente e nel Puc solo adottato, riguardano il quartiere di San Simplicio e l’area compresa tra le vie Mameli, Regina Elena e Redipuglia, dove, come si legge nella delibera approvata oggi (25 settembre) in consiglio comunale, «sono presenti diversi edifici e ambiti di valenza storica, urbanistica e culturale». Soddisfatti il sindaco Settimo Nizzi e l’assessore comunale all’Urbanistica Bastianino Monni, che, in Consiglio, ha anche annunciato l’avvio dello studio di un piano particolareggiato delle zone B1, quindi San Simplicio e la zona di via Mameli. «Diamo regole certe – sottolinea Monni – con l’obiettivo di ottenere un’importante rigenerazione urbana».
Il Pd si è astenuto al momento del voto e a esprimere alcune perplessità è stato il consigliere Gianluca Corda. «Non sono contrario ai limiti. Anzi, tutt’altro. Critico però il metodo. Quello che non posso condividere è il modo in cui si sceglie di governare il territorio: procedere per interventi spot, rincorrendo le criticità a macchia di leopardo e a distanza di anni» dice Corda, riferendosi agli strumenti simili adottati in passato per altre zone della città. «Qual è la conseguenza di questo procedere a strappi? Si creano palesi disparità di trattamento tra i cittadini – prosegue Corda –. Nelle medesime zone B1, negli anni passati, c’è chi ha potuto legittimamente sfruttare i bonus del Piano Casa realizzando palazzi fuori stazza. Oggi, invece, per gli stessi isolati o per i lotti adiacenti, si dice ad altri cittadini che per loro le regole cambiano e il limite scende drasticamente, bloccando persino le pratiche già in itinere negli uffici».
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