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L’emergenza

Caro carburanti, pescatori in ginocchio: «Da 90 centesimi a 1,60 euro al litro, lavorare è impossibile»

Caro carburanti, pescatori in ginocchio: «Da 90 centesimi a 1,60 euro al litro, lavorare è impossibile»

Il Consorzio di Golfo Aranci a Governo e Regione: «Servono interventi immediati»

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Golfo Aranci Automobilisti e autotrasportatori, ma anche pescatori. Il caro carburanti sta assestando un colpo durissimo anche alla pesca professionale. L’allarme arriva dal Consorzio dei pescatori di Golfo Aranci. «Un settore che da troppo tempo continua a sopportare costi crescenti, limitazioni sempre maggiori e margini economici sempre più ridotti – sottolinea il presidente Andrea Viola –. Lo scorso anno i nostri pescatori acquistavano il carburante a circa 90 centesimi al litro. Oggi siamo arrivati a circa 1 euro e 60 centesimi. Un aumento di questa portata non è più sostenibile e non può essere scaricato interamente su una categoria per la quale il carburante rappresenta uno dei principali strumenti di lavoro. Per un pescatore il carburante non è una spesa accessoria: significa poter uscire dal porto, raggiungere le zone di pesca e lavorare. Quando il suo costo aumenta in maniera così pesante, il rischio concreto è che una giornata in mare non riesca più neppure a coprire le spese sostenute per affrontarla».

Il problema del carburante arriva al termine di un percorso «che negli ultimi anni ha visto i pescatori professionisti sottoposti a limitazioni sempre più pesanti». «Si riducono le zone nelle quali è possibile pescare – prosegue Viola –, aumentano le aree sottoposte a vincoli e restrizioni, vengono imposti limiti agli attrezzi, alle modalità e ai periodi di pesca. A tutto questo si aggiungono obblighi burocratici sempre più complessi, costi di manutenzione delle imbarcazioni e dei motori, spese per reti e attrezzature, giornate di lavoro perse a causa delle condizioni meteorologiche e una concorrenza sul mercato che spesso non consente al pescatore di vedere riconosciuto un prezzo adeguato per il proprio prodotto. Ogni nuova limitazione viene presentata singolarmente come un sacrificio necessario. Ma quando tutte queste limitazioni si sommano, insieme all’aumento dei costi, il risultato è che fare il pescatore professionista diventa ogni anno più difficile».

Adesso, dunque, il prezzo del carburante che in poco tempo è passato da circa 90 centesimi a 1,60 euro al litro. «Così non si può andare avanti – attaccano dal consorzio golfarancino –. Non possiamo aspettare che le barche rimangano ferme in porto perché uscire a pescare non conviene più. Non possiamo intervenire soltanto quando un’impresa chiude o quando un pescatore decide che non è più possibile continuare. La questione va affrontata prima. Come presidente del Consorzio dei pescatori di Golfo Aranci chiedo alla Regione Sardegna e al Governo nazionale interventi immediati sul costo del carburante, attraverso misure straordinarie di compensazione e sostegni concreti alle imprese della pesca. Ma chiedo soprattutto qualcosa di più. La pesca e, prima ancora, i pescatori devono tornare al centro dell’agenda del Paese. Non possono essere considerati una categoria residuale alla quale chiedere continuamente nuovi sacrifici senza domandarsi quale possa essere il limite oltre il quale un’attività economica non riesce più a sopravvivere».

Secondo Andrea Viola «occorre una politica nazionale della pesca che parta da chi ogni mattina prende una barca e va in mare. Una politica capace di coniugare la necessaria tutela dell’ambiente e delle risorse marine con il diritto dei pescatori professionisti a continuare a lavorare e a mantenere le proprie famiglie. Tutela del mare e tutela dei pescatori non possono essere messe una contro l’altra. Se continuiamo ad aggiungere divieti, restrizioni, burocrazia e costi senza garantire condizioni economiche sostenibili, rischiamo semplicemente di non avere più pescatori da tutelare. Dietro ogni imbarcazione ci sono persone, famiglie e imprese che vivono esclusivamente del proprio lavoro. Persone alle quali non si possono chiedere sacrifici senza fine. Per questo il Consorzio promuoverà nelle prossime settimane un evento pubblico dedicato allo stato generale della pesca professionale, coinvolgendo pescatori, rappresentanti delle istituzioni e del settore, per affrontare in maniera complessiva le criticità che stanno mettendo in difficoltà il comparto». E infine: «Non vogliamo limitarci a denunciare i problemi. Vogliamo aprire un confronto serio sulle prospettive della pesca, sulle condizioni concrete in cui oggi lavorano i pescatori e sulle misure necessarie per garantire un futuro al settore. I pescatori hanno già sopportato abbastanza. Ora è la politica che deve dare delle risposte».

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