Olbia, migranti bloccati all’Isola Bianca: un’emergenza senza fine
Altri 97 algerini hanno cercato invano di imbarcarsi. Il Siulp: «Servono soluzioni concrete»
Olbia Novantasette persone bloccate al porto, senza possibilità di imbarcarsi. Il caso migranti riesplode all’Isola Bianca, dove anche ieri, 13 ottobre, si è ripetuta una scena ormai quotidiana: gruppi di giovani algerini arrivano nella speranza di lasciare la Sardegna, ma le compagnie di navigazione non li fanno salire a bordo. Erano 94 nei giorni scorsi, prima ancora 92. Un’emergenza che va avanti da inizio settembre e che, dopo oltre 40 giorni, non ha ancora trovato una soluzione. A denunciare nuovamente lo stallo è Massimiliano Pala, segretario provinciale del Siulp, che già un mese fa aveva sollecitato un intervento, chiedendo di affrontare il problema anche con le compagnie di navigazione.
Pala parla di «condizioni ormai critiche, aggravate dalla scarsità di personale della polizia di frontiera e dall’assenza di procedure che consentano di superare concretamente il blocco degli imbarchi. Il tempo degli interventi tampone deve finire. Servono responsabilità, procedure chiare e soluzioni definitive. Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male per ammettere che la situazione è diventata insostenibile». Il fenomeno aveva fatto registrare la prima impennata nel fine settimana tra l’11 e il 13 settembre, quando al porto si erano presentati oltre 80 algerini al giorno. In un primo momento era stato possibile farli partire a piccoli gruppi, scaglionando gli imbarchi verso Civitavecchia, Livorno e Genova, anche con l’assistenza delle guardie particolari giurate. Poi le compagnie di navigazione hanno smesso di imbarcarli, motivando il rifiuto con questioni legate alla documentazione e alla sicurezza della navigazione.
Da allora gli arrivi sono continuati, mentre le partenze si sono fermate. Il percorso è ormai consolidato. Gli algerini arrivano sulle coste del sud Sardegna, tra il Cagliaritano e il Sulcis, spesso con imbarcazioni di fortuna. Una volta intercettati, vengono accompagnati al centro di accoglienza di Monastir, dove si procede all’identificazione e alle verifiche previste. La struttura garantisce un’accoglienza temporanea. Alcuni presentano domanda di protezione internazionale e seguono le procedure stabilite dalla normativa. Per gli altri il questore di Cagliari dispone un provvedimento che assegna sette giorni per lasciare il territorio nazionale. Il nodo è proprio questo: per lasciare la Sardegna devono poter salire su una nave. Ma, senza la possibilità di imbarcarsi, molti raggiungono Olbia nella speranza di trovare un collegamento e proseguire il viaggio.
All’Isola Bianca si concentra così un numero crescente di persone, con presenze che nei momenti di maggiore affluenza arrivano a sfiorare o superare il centinaio. La situazione si è riproposta anche lunedì scorso, quando una trentina di migranti ha superato i controlli all’ingresso del porto, riuscendo a entrare nell’area riservata alle operazioni di imbarco per tentare di raggiungere una nave. Per impedirne l’accesso a bordo, i portelloni sono stati sollevati. Il gruppo è stato poi allontanato dalla polizia di frontiera guidata da Christian Puddu, impegnata a vigilare sull’area. Il sindacato richiama anche l’attenzione proprio sulle risorse a disposizione della polizia di frontiera. «In prevalenza sono appena due gli operatori dell’ufficio porto chiamati a gestire i migranti, mantenere il controllo e intervenire in caso di problemi. A loro si aggiunge il personale del commissariato di Olbia, chiamato a supporto quando le situazioni assumono rilevanza sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica. Non è più tollerabile che le contraddizioni del sistema ricadano esclusivamente sulle donne e sugli uomini della polizia di Stato. La disponibilità e la professionalità del personale non possono essere utilizzate come una risorsa inesauribile alla quale attingere ogni volta che il sistema non riesce a risolvere una criticità a monte. Così si rischia di sottrarre risorse ai normali servizi di prevenzione, controllo del territorio e sicurezza della comunità».
Pala mette poi al centro della sua denuncia il paradosso dei provvedimenti di allontanamento. «Come si può ordinare di partire senza rendere possibile la partenza? Non basta adottare un provvedimento amministrativo se, al momento della sua esecuzione, non sono state adeguatamente considerate le condizioni che ne consentono la concreta attuazione». Il riferimento è alle disposizioni nei confronti di chi non presenta domanda di protezione internazionale. «Se queste persone devono lasciare il territorio nazionale, occorre anche individuare un modo che permetta loro di farlo. Se l’imbarco non è possibile, occorre individuare una soluzione legittima e praticabile». Infine, la richiesta di un intervento coordinato. «Serve un’azione che coinvolga Questura, Prefettura e tutti i soggetti interessati, comprese le compagnie di navigazione – conclude Massimiliano Pala –. Si devono verificare gli impedimenti, chiarire le responsabilità, predisporre alternative e stabilire procedure certe. Non basta intervenire quando le persone sono già al porto e non riescono a partire. L’Isola Bianca non può diventare il luogo in cui si concentrano tutte le contraddizioni di un sistema che deve essere necessariamente coordinato. E i poliziotti non possono essere lasciati soli a gestirne le conseguenze».
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