Brexit, a rischio anche l'Europa dei cittadini
In crisi anche un principio fondamentale della "Costituzione" europea: il trasferimento definitivo all'Unione delle competenze degli stati membri
L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea lo scorso 31 gennaio è stata generalmente accompagnata da una valutazione degli effetti che questo evento potrà avere sull'economia britannica da un lato e su quella dei paesi membri dell'Unione dall'altro. Effetti che si manifesteranno non tanto durante un regime transitorio in vigore per tutto il 2020, quanto a partire dall'anno prossimo, specie se non sarà concluso l'ipotizzato accordo quadro volto a regolare i rapporti economici e commerciali fra le due sponde della Manica. Un'eventualità, quella del cosiddetto "no-deal", che penalizzerebbe particolarmente la Gran Bretagna, smentendo le ottimistiche previsioni che il premier britannico, nel suo discorso alla Nazione di venerdì scorso, ha ostinatamente cercato di accreditare. In attesa che l'andamento di detti negoziati, il cui inizio è prossimo, fornisca utili indicazioni al riguardo, non si può fare a meno di richiamare l'attenzione su un punto, finora inspiegabilmente trascurato.
La vicenda della Brexit, che soprattutto nello scorso anno aveva fatto risaltare la debolezza del Governo britannico, incapace di far approvare dalla Camera dei Comuni un complesso accordo di recesso, si è conclusa con un incontestabile successo di Boris Johnson, che ha ottenuto dall'Unione europea un recesso al 31 gennaio, con un accordo che non definisce ancora le future relazioni del Regno Unito con l'Unione, come previsto dall'art. 50 del Trattato sull'Unione europea. L'ottimismo del premier britannico non affiora invece nelle dichiarazioni dei vari leader europei che nei giorni scorsi hanno commentato l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione. A ben vedere, il rammarico che traspare da questi interventi non appare dettato da ragioni sentimentali, ma da motivazioni essenzialmente politiche.
Il recesso di Londra dopo 47 anni (il Trattato di adesione era entrato in vigore il 1° gennaio 1973) arriva infatti a scuotere le fondamenta stesse della costruzione europea, mettendo in crisi due principi di vitale importanza. In primo luogo, il principio di un'"Europa dei cittadini", per molti equivalente a quello di un' "Europa per i cittadini": un'Europa, cioè, sempre capace di rispondere alle attese dei cittadini europei, assicurando consistenti vantaggi sul piano economico e sociale e promuovendo il riconoscimento di fondamentali diritti. Un principio, però, apertamente contestato: per due volte, nel giugno del 2016 e nel dicembre del 2019, dichiarandosi profondamente scontenti dell'Unione i cittadini britannici hanno, a maggioranza, preso la decisione - condivisibile o meno - di lasciarla.
Il venir meno, con la Brexit, dell'obbligo di rispettare il diritto dell'Unione, mette in crisi un altro principio fondamentale della "Costituzione" europea, quello secondo cui le competenze degli Stati membri sarebbero state trasferite all'Unione europea in modo definitivo e incondizionato. Dando effettiva attuazione all'art. 50 del Trattato sull'Unione, che si limita a prevedere la possibilità del recesso, la Brexit ha messo in discussione questo principio, gettando un'ombra sulla vitalità di un'Unione che rischia addirittura di apparire meno coesa e stabile di altre organizzazioni internazionali. Difficile a questo punto sottovalutare le ricadute non certo positive che la Brexit non mancherà di avere sul futuro dell'Europa. Indicazioni più precise potranno trarsi dall'andamento di negoziati, contestuali rispetto a quelli riguardanti il citato accordo commerciale fra Londra e l'Unione, ma dagli stessi nettamente distinti, perché intercorrenti fra i soli paesi membri dell'Unione e relativi alla riforma dei Trattati. Da tali negoziati sarà invero possibile stabilire se il grado di soddisfazione dei cittadini europei nei confronti dell'Unione sia realmente tale da giustificare oggi quel trasferimento di nuove, importanti competenze che da molte parti si continua a invocare.
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