Coronavirus, la falla dei luoghi di cura
C’è voluta l'epidemia di Covid 19 per farci capire che troppe cose non funzionano nel sistema pubblico e privato dell'assistenza agli anziani
C’è voluto un virus per aprirci gli occhi. Il Covid-19 ha (anche) acceso un faro sulle falle nel sistema pubblico e privato dell’assistenza di chi non può essere accudito dignitosamente a casa propria nell’ultimo scorcio della vita. C’è voluto il coronavirus per farci capire che troppe cose non funzionano nelle residenze dove i grandi anziani dovrebbero stare completamente al riparo dai pericoli. Anche di questo dovremo chiedere conto alle istituzioni quando l’emergenza sarà passata. Il coronavirus sta sterminando la generazione dei bisnonni e li sta mostrando, in tutta la loro fragilità, nella straziante solitudine sulla soglia dell’addio. Si tratta dei più vulnerabili, persone non autosufficienti e spesso in una fase avanzata di patologie neurodegenerative. Se non hanno intorno a sé una famiglia che può garantire la presenza h24 di cui hanno bisogno, questi anziani vengono accolti nelle Rsa: le residenze sanitarie assistenziali dove opera personale specializzato. Invece quelle che chiamiamo “case di riposo”, comunali come Casa Serena a Sassari e private in quasi tutti i paesi, sono o dovrebbero essere strutture dove vivono in serenità uomini e donne autosufficienti e non necessariamente vecchi. In entrambe le situazioni, l’ospite versa nelle casse della struttura quasi tutta la propria pensione che, se il reddito personale non è sufficiente, viene integrata con fondi dei Comuni e delle Regioni.
L’aspetto economico non è secondario. Questi uomini e queste donne si affidano totalmente e incondizionatamente alle istituzioni, privandosi di tutto in cambio di cure. Oltre che l’assistenza, il vitto, l’alloggio e l’igiene personale, devono essere garantite sicurezza e protezione. Sia che si tratti di case di riposo sia, a maggior ragione, di Rsa, questi luoghi dovrebbero essere i più sicuri per quanto riguarda il rispetto delle norme igieniche e della prevenzione dei contagi. Nessuno è immune dalla morte o dalle malattie, ma quelle epidemiche dovrebbero essere le ultime a varcare le soglie delle strutture di assistenza sanitaria e geriatrica. Ospedali e luoghi di cura dovrebbero essere sterili e non immensi aerosol di virus e batteri. Negli ospedali, e in Sardegna soprattutto in quello sassarese, troppi sanitari si sono infettati. Sono stati, loro che si trovano in prima linea, i primi a pagare per errori commessi da altri che devono essere individuati.
È successo in Lombardia e adesso drammaticamente anche in Sardegna, soprattutto a Sassari: dopo essere entrato negli ospedali il Covid-19 ha invaso anche Rsa e case di riposo. Difficilmente il virus è stato portato dai familiari e dagli amici. Da settimane prima dei primi casi di positività accertata, le direzioni per scopo precauzionale avevano vietato le visite ai ricoverati. Una apparente crudeltà, indispensabile per proteggere gli ospiti che però sono stati contagiati lo stesso, a decine, e troppi di loro stanno morendo. Molti operatori sono risultati positivi al tampone e sono in isolamento, ma tutti gli altri stanno lavorando a ranghi ridotti e con commovente abnegazione. Quando tutto questo sarà finito, non dimentichiamo le prime e più numerose vittime di questa pandemia. Non trasformiamo le vittime della strage in invisibili. Qualcuno dirà che le condizioni cliniche e le patologie pregresse li hanno resi ancora più indifesi, ma è agghiacciante la rassegnata differenza che viene fatta tra “morto di” e “morto con” il coronavirus. Qualunque fosse la situazione del paziente, il Covid-19 è stato la causa del decesso. Cercare nella sua cartella clinica una spiegazione è solo un modo per lenire la nostra grande paura, la nostra planetaria inadeguatezza che speriamo venga risolta quanto prima dai ricercatori. Lo Stato, le Regioni, i Comuni si occupino meglio e di più dei vecchi, scrivano norme stringenti per la loro assistenza e ne pretendano il rispetto assoluto. Perché, tra le tante incertezze sulle cause e sull’andamento della diffusione del Covid-19, una cosa è certa: ai tanti immensi errori di sottovalutazione iniziale della epidemia che sono stati commessi, a tutti i livelli, c’è da ascrivere anche l’impreparazione e le troppe falle del sistema di cura e di assistenza degli anziani non autosufficienti. Troppi varchi sono rimasti aperti nella corazza che doveva proteggerli non dalla fine, che arriva per tutti, ma da un contagio che a parole sembra semplice da evitare e che invece si è verificato. Trasformando troppe case di riposo in case di eterno riposo. Non doveva accadere, non deve succedere mai più.
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