Turisti in Sardegna? Sì, ma con regole certe

Tanti i problemi da risolvere per dare certezze a chi vuole passare le vacanze nell'isola, ma anche per chi vuole accoglierli

Lo slogan è geniale: “Sardegna isola covid free”, ma rischia di diventare una patacca, come quegli spot che vendono il cioccolato che fa dimagrire. Il coronavirus ha infettato e quasi ucciso la stagione turistica. Tamponi, passaporti sanitari, guanti, mascherine. L’estate asettica del 2020 non ha il gusto salato della vacanza sulla spiaggia, ma l’odore ospedaliero del gel detergente. Protocolli e distanziamento sociale sono diventati i due pensieri che assillano da settimane il governatore. Christian Solinas ha avuto un’idea folgorante. Per salvare la Sardegna dalla desertificazione turistica ha inventato uno slogan: “Siamo l’isola covid free”.

Un format eccezionale che consente di vendere la Sardegna come una sorta di oasi in cui il virus non arriva. Ma trasformare una promessa in realtà, senza che ci siano elezioni di mezzo, è diventato il tormento esistenziale per il governatore e la giunta. Mancano le regole, perché per metterle in atto servirebbe un qualcosa a metà tra la precisione tedesca e l’organizzazione giapponese. E un capitale non indifferente. Solinas ha promesso che nell’isola arriveranno 2milioni e mezzo di turisti, qualcosa come 25mila persone al giorno. Tutte dovrebbero essere testate. E il vero affanno è qua. Come e dove farlo? In teoria i turisti dovrebbero avere il via libera prima di imbarcarsi. Ma non esistono certezze o protocolli a due settimane della riapertura dei cieli. La Regione lo sa e da qualche settimana ha cercato di dare vita a una corsa contro il tempo per trovare una soluzione a questo rompicapo. Difficile pensare a tamponi all’arrivo. Complicato farli alla partenza o pretendere che tutti i turisti che vogliono arrivare in Sardegna si presentino al gate per l’imbarco con il biglietto e il certificato di negatività al covid.

E mentre si vende una fantasilandia in cui si gira liberi senza guanti e mascherina, abbracciati e felici, per chi arriva in Sardegna fino al 2 giugno è ancora obbligatorio fare 14 giorni di quarantena. E fino a quando non si crea un reale protocollo per controllare chi arriva nell’isola gli aeroporti restano sigillati. Il via libera annunciato e negato nel giro di una notte per lo scalo di Olbia è la raffigurazione plastica di questo stato di caos, del magma legislativo su cui Solinas cerca di passeggiare disinvolto. Il governatore non poteva che mantenere chiuso l’aeroporto. Perché di fatto non sa quali misure di controllo si possono adottare.

E anche l’altra burla balneare che la giunta è riuscita a costruire in queste ore ha la stessa incertezza delle regole. Spiagge aperte, chiuse, aperte ma solo in parte, chiuse, riaperte. La famiglia già pronta ad assaltare i litorali con ombrellone e borsa frigo in questi giorni ha vissuto nella totale confusione. La Regione ha aperto le spiagge, poi ha spiegato che si poteva fare solo il bagno, ma velocemente, senza restare in spiaggia. Dopo attenta riflessione si è stabilito che in spiaggia si poteva stare, ma solo in piedi, passeggiando sotto il sole. Ora si è stabilito che ci si può anche sdraiare, ma distanti. La famiglia può finalmente conquistare il suo posto al sole. Ma non si sa ancora chi farà rispettare le regole, perché i comuni balneari hanno pochi uomini per controllare chilometri di spiagge.

E in questo clima di pieno caos la macchina dell’accoglienza chiede certezze per poter partire. Hotel e strutture ricettive sanno già che la stagione 2020 sarà da profondo rosso, un crollo che andrà dal 50 al 70 per cento delle presenze, ma vogliono date e regole certe per partire. Perché le prenotazioni ci sono e il mercato qualche segnale di vita inizia a darlo. Ma nessuno sa cosa dire, quali saranno le regole di ingaggio per la stagione. Cieli chiusi, norme da rispettare non chiare, data di inizio della stagione ancora incerta. In questo quadro di incertezza è impossibile pensare a una stagione turistica, a fare accoglienza. La richiesta degli albergatori non può più essere ignorata dalla Regione, perché il collasso dell’industria turistica è a un passo. E il suo tracollo per l’economia della Sardegna potrebbe essere un virus letale.

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