Date una nuova identità al Pd

La crisi dei partiti è legata alla mancata ascesa di una nuova classe dirigente. Certe volte ci assale la nostalgia per i vecchi esponenti della Repubblica non sempre ineccepibili sui metodi ma certamente più preparati e con grande esperienza sul piano politico. L’analisi sul Pd sardo introdotta da un editoriale di Luca Rojch ci consente di capire, almeno in parte, le difficoltà che incontra il primo partito dell’Isola nel suo ruolo di oppositore della giunta Solinas. E mi viene subito in mente l’immagine descritta da Arturo Parisi, uno dei padri fondatori del Pd, sulla Nuova Sardegna: “Chi rilegge le cronache delle riunioni di Tramatza da cittadino che cerchi in esse il punto di contatto con la propria esistenza capisce che qua sta il perché quello che doveva essere un crogiuolo di anime è restato un contenitore di corpi”. In parole più semplici: la distanza. Un vizio comune a partiti e movimenti cui non si sottrae il Pd. Tra le esigenze dei cittadini e gli uomini che dovrebbero trasformare i bisogni in azioni concrete rimane un vuoto per ora non colmato. E leggendo le dichiarazioni di alcuni esponenti s’intuisce che la questione quasi non li sfiora. Una parlamentare parla di assenza mediatica nei confronti dei sindaci e consiglieri del Pd. Ma quali sindaci? Non c’è paese o città medio grande che ne conti uno in Sardegna. Con qualche eccezione. E se non raccoglie consensi, un partito deve interrogarsi sui motivi che lo rimandano a casa sconfitto.

Intercettare i bisogni, anche dall’opposizione, significa essere capaci di costruire progetti, idee alternative a chi governa, propositi di sviluppo. Non basta criticare chi ha avuto un mandato dagli elettori. Troppo facile e troppo inconsistente. Penso ci sia una parte importante dell'area di centrosinistra che in parte si è spostata sul versante grillino o ha rinunciato a votare. Tutti in attesa di risposte significative.

Prendiamo l'energia. Non si capisce se il Pd è favorevole o contrario alla dorsale. Non si intuisce quale sia la proposta alternativa. Sappiamo tutti che il carbone verrà abbandonato ma a 5 anni dallo stop ancora non ho letto una proposta significativa e unanime del Partito democratico. Solo Francesco Pigliaru, ex presidente della giunta di centrosinistra, dichiarò sulla Nuova: "Dorsale indispensabile". Solo due giorni fa i tre deputati del Pd hanno chiesto la conferma del vecchio piano di metanizzazione. Ma con scarsa convinzione.

Prendiamo la vicenda urbanistica. Sempre Pigliaru, assieme all'allora assessore Cristiano Erriu, voleva varare una legge urbanistica che ritoccava il piano paesaggistico senza stravolgerlo ma fu bloccato. Adesso la destra vorrebbe andare oltre e il Pd si oppone. Ma come? Vale ancora quella proposta o ne ha un'altra? Prendiamo la riforma sanitaria. Massimo Zedda, campo progressista, ma leader della coalizione di centrosinistra, bocciò clamorosamente alla vigilia delle elezioni regionali, la sanità costruita da Luigi Arru. Ma adesso qual è la riforma che vuole il Pd? Non ne sappiamo nulla.

Prendiamo il turismo. L'ex assessora Barbara Argiolas aveva approvato un piano strategico e proposto la Dmo (Destination Management Organization), una società, insieme ai tre aeroporti e alle Camere di Commercio, per coordinare tutte le attività del settore, abbandonati dalla Giunta Solinas. Il Pd non mi pare che abbia alzato le barricate su questa vicenda ma non ha lanciato proposte alternative. E questo settore è uno dei più importanti della Sardegna sotto il profilo economico e dell'immagine. Non vedo una idea di sviluppo, una sorta di piano alternativo al centrodestra. Questo crogiuolo di anime come dice Parisi non ha preso forma. I dirigenti sono sempre gli stessi. E non perché le novità siano sinonimo di successo ma, forse, allargano l'orizzonte e ti consentono di far saltare vecchi schemi. Se alla fine tutto si risolve nella disputa su chi deve tentare la scalata al Senato o chessoio mi pare riduttivo.

È inutile prendersela con Emanuele Cani, segretario regionale. Non ha una carica ma una croce da portare avanti con grandi difficoltà. Una croce pesantissima. Da un partito che fa parte del governo nazionale ci si aspetta molto di più soprattutto sui trasporti, tema che ho lasciato apposta per ultimo, ma è il primo nell'ordine dei valori. Hai un ministro che appartiene al Pd, quale occasione migliore per trasformare la più grande debolezza in una forza trainante e vantare il merito di averlo fatto? Non si può sempre piangere o lamentarsi dei giornali, o gridare al destino avverso. Il Pd deve ritrovare una forza endogena che ha smarrito per strada se vuole tornare in auge nelle Regioni e nei Comuni. Così si perde nei meandri del potere ma non riconquista i consensi perduti.

Max Weber, sociologo tedesco, sosteneva che la politica è competizione, non può essere il punto di arrivo di individui opportunisti, ma consapevoli e preparati. Ricordiamoci questa lezione. Vale per tutti.

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