Cene in famiglia, no alle spiate: sì al buon senso - IL COMMENTO

La prevenzione è la migliore arma per bloccare la diffusione del coronavirus tra la popolazione. Il virus è entrato nelle nostre vite e ora dobbiamo imparare a conviverci

Le vite degli altri resteranno degli altri, nessuno busserà alla porta per controllare quante persone sono sedute a tavola, nessuno dovrà nascondersi in bagno o sul terrazzo per non farsi vedere dal dirimpettaio spione. La privacy non sarà violata, ha assicurato il premier Conte. E a chi già pensa con aria nostalgica ai fantastici pranzi di Natale con 5 fratelli, 12 cugini e 18 nipoti, è giusto ricordare che l’ultimo decreto ha validità 30 giorni e per Natale facciamo tutti gli scongiuri perché il virus abbia almeno rallentato la corsa. Per ora servono due cose, entrambe fondamentali: prudenza e pazienza.

La prima perché la prevenzione è la migliore arma a disposizione contro il virus: ogni volta che noi abbassiamo la guardia lui riprende vigore. L’abbiamo visto quest’estate, quando ci siamo illusi che il peggio fosse passato e ora iniziamo a pagare le conseguenze della sbornia semi collettiva. E poi la pazienza, perché il virus è entrato nella nostra vita e dobbiamo imparare a conviverci. Significa che certe buone abitudini dobbiamo portarcele dietro, anche perché, Covid o non Covid, male non fanno. La distanza innanzitutto: gli assembramenti vanno banditi, nell’ufficio postale o sull’autobus, alle feste come a tavola. Il dpcm che impone una stretta sul numero degli invitati alle cerimonie (matrimoni, battesimi e anche funerali) è fondato sull’analisi dell’evoluzione del contagio: è stato dimostrato che oltre il 70% dei focolai è figlio di una convivialità senza freni, fatta di mascherine abbassate, di abbracci, di chiacchierate a tu per tu, di brindisi e pacche sulle spalle. Di una sensazione di sicurezza che nasce quando si sta in compagnia di familiari e amici e che porta a considerarli immuni dal virus: una percezione dettata dal sentimento ma totalmente errata, perché la vita di ciascuno di noi è segnata da tanti contatti in una catena lunga e complicata in cui nessuno sa dell’altro. Ecco perché il pranzo con i cugini o altri parenti non conviventi è fortemente sconsigliato. Ma non vietato. Il suggerimento è di usare il buon senso e limitare il numero dei partecipanti in questa fase critica. Non ci sono obblighi né sanzioni e tantomeno controlli. La polizia non busserà alla porta di casa, assicura Conte rispondendo ai tanti che in queste ore hanno manifestato indignazione per il rischio di violazione dell’intimità domestica.

Il premier ha in questo modo messo una pezza alla dichiarazione infelice del ministro della Salute Speranza: in tv, alla domanda “chi controllerà sulle feste private?” aveva risposto “contiamo sulle segnalazioni”. Di chi? Del vicino impiccione o del parente-serpente che non è stato invitato? Niente di tutto questo, la delazione – vizio ripugnante, peggio per chi ce l’ha – non sarà mai incoraggiata o autorizzata. Non fare la spia è qualcosa che si insegna ai bambini da piccoli e il via libera non potrà essere sdoganato neanche dall’emergenza sanitaria. Per superarla, ci si può affidare – a parte il rispetto delle regole collettive – solo al buon senso. Dunque niente paura se in pasticceria qualcuno ci guarderà storto mentre chiediamo un sontuoso vassoio di pasticcini o una torta gigante. Anche perché non è detto che sia per una festa: in questo periodo segnato dall'ansia in qualche modo ci si dovrà pur consolare.

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