Ridurre i contatti sociali combatte il Covid ma anche il virus dell'egoismo

INTERVENTO - Se l'infezione dilaga il servizio sanitario va in tilt. E anche per tantissimi pazienti non covid questo significa non poter accedere alle cure ospedaliere. Dobbiamo riscoprire la solidarietà e rispettare le decisioni sulle chiusure

Il coronavirus è un virus che aggredisce l'apparato respiratorio, con complicanze a livelli di altri organi, spesso fatali, complicanze purtroppo più frequenti rispetto ad altri virus dell'apparato respiratorio ( tipo quello dell'influenza). La mortalità del coronavirus è più alta del virus influenzale e anche la sua contagiosità, non di molto, comunque più alta.

Il vero problema, però, è rappresentato dal tasso di ospedalizzazione dei pazienti covid  che si concentra in un arco temporale molto ristretto, per cui gli ospedali vanno in affanno. Mentre con l'influenza i pazienti che vengono ospedalizzati si spalmano su un arco temporale di 5/6 mesi, senza particolari problemi per gli ospedali, con il coronavirus abbiamo raggiunto a marzo di quest'anno 4.800 ricoveri in terapia intensiva nell'arco di 15 giorni (15 giorni !!!)

Se si saturano le terapie intensive ci sarà inevitabilmente qualcuno, magari qualcuno di noi o dei nostri familiari, che rimane fuori... “senza posto”. Parlo di ictus, infarti, incidenti stradali, interventi chirurgici urgenti... Più letale o meno letale dell'influenza, ci interessa poco, l'unico dato certo è che le ondate di pazienti covid  sono più numerose come ricoveri e si verificano in tempi così ristretti che il nostro servizio sanitario va in tilt. E per tutti quei pazienti non covid spesso significa non poter accedere alle cure ospedaliere.

Per rallentare la contagiosità del virus ed i conseguenti ricoveri che intasano gli ospedali, possiamo solo ridurre i contatti sociali, che piaccia o no, perchè il virus non ha le gambe ma si trasmette con le goccioline di saliva che ciascuno di noi produce mentre parla, ride o scherza con un amico.

Dove...? Al bar, in palestra, a scuola , sull'autobus, al ristorante, nei negozi, a casa con gli amici … dove sia più probabile che questo accada non ve lo so dire, gli esperti hanno già deciso in questo senso, chiudendo alcune cose e lasciandone aperte altre, e non considerandomi un esperto non posso fare altro che prenderne atto ed adeguarmi, non mi sembra ci siano altre possibilità.

In ogni caso non posso accettare che tanta gente, me compreso o qualche mio familiare, possa ritrovarsi nelle prossime settimane “ senza posto” in ospedale e quindi senza cure. Si tratta di un atto di generosità che implica sacrifici per tutti (chi più chi meno e speriamo che il governo riesca a rendere più omogeneo questo sacrificio), ma se non riscopriamo la solidarietà, soprattutto in questo periodo, dobbiamo allora accettare il fatto che la nostra società è profondamente contagiata dal virus dell' egoismo.

* Medico-Chirurgo

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