Giganti, l'accordo sulla Fondazione: un futuro per la nostra storia

Un importante cambio di passo, il nuovo organismo dovrà imprimere un nuovo approccio a un patrimonio archeologico ancora solo parzialmente portato alla luce

I Giganti non hanno colore politico, non possono né devono essere tirati da una parte o dall’altra per convenienza del momento o calcolo di potere. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine l’attenzione per il vero interesse di un’isola e della sua gente ha avuto la meglio: il primo luglio a Cabras verrà firmato l’atto costitutivo della Fondazione Mont’e Prama.La Fondazione dovrà cambiare l’approccio a un patrimonio archeologico ancora solo parzialmente portato alla luce. L’immagine di quel patrimonio è stata gestita sinora in modo spesso pasticciato e nel nome della sua salvaguardia e valorizzazione si sono consumati anche scontri istituzionali che non hanno fatto onore a nessuna delle parti in causa. Poi ha ripreso forma un vecchio progetto: quello di una Fondazione a cui affidare risorse e competenze per far risplendere i Giganti già affiorati dalla terra e quelli che affioreranno. La firma di questo accordo sarebbe potuta arrivare prima e avrebbe consentito di avere già un’idea di programmazione, un progetto per il futuro. Per un po’ hanno prevalso calcoli, tatticismi, trattative fatte col bilancino del farmacista sulla composizione del consiglio d’amministrazione e sulla scelta del presidente. Poi l’accordo.

La Nuova ha spinto con convinzione perchè si arrivasse a questa intesa con la certezza che la Fondazione spazzerà tutti gli alibi che tolgono responsabilità, ogni giustificazione del tipo “vorrei, ma non posso”. Bisogna dare atto a Ministero, Regione e Comune di aver cercato una soluzione, magari rinunciando a un pezzettino delle rispettive rivendicazioni, in fin dei conti a un pezzettino del proprio potere, nel nome di un discorso e di un obiettivo comuni. Un consiglio di amministrazione con due membri nominati dal Ministero, due dalla Regione e uno dal Comune, a cui spetterebbe la carica di vicepresidente. E poi un presidente scelto dal Ministero, di gradimento della Regione. Il nome dovrebbe essere quello di un persona di spicco della cultura sarda. Questa squadra, rinforzata da un direttore che sarà selezionato con un bando internazionale e che quindi potrebbe anche arrivare dall’estero, avrà un compito impegnativo e tanti occhi addosso. Quelli della Soprintendenza, innanzitutto, il cui ruolo, almeno sulla partita Mont’e Prama, verrà ridimensionato. Ma le Soprintendenze hanno pur sempre un compito di controllo e di salvaguardia del patrimonio archeologico nazionale sancito dalla legge. Ecco perché le mosse della Fondazione saranno sotto osservazione. E lo saranno anche da parte di tutti quelli che sperano in nuove campagne di scavi alla ricerca di reperti che le ricostruzioni e le ipotesi degli archeologi, oltre alle rilevazioni con il georadar, delineano già come molto promettenti. E poi ci sarà da gestire e promuovere il nuovo museo, pensare a un utilizzo proficuo dell’immagine dei Giganti, mettere a punto sinergie con altri presidi culturali del territorio.

Perché i Giganti e tutta l’area di Mont’e Prama sono importanti sia dal punto di vista archeologico-storico, sia da quello della forze mediatiche che possono esercitare. Ma non bisogna dimenticare che da quelle parti c’è un’area come quella di Tharros che in quanto a importanza non ha nulla da invidiare. E ci sono tanti altri siti, tutti meritevoli di attenzione, di nuove campagne di scavi, di investimenti, di cura. Un lavoro duro e impegnativo attende la Fondazione, ma oggi non è il momento di corrucciarsi pensando alle difficoltà del futuro. Oggi bisogna brindare alle divisioni superate, agli egoismi messi da parte, a uno strumento che, se utilizzato correttamente, potrà dare una dimensione nuova a un tesoro (anzi, a più tesori) che sinora ci siamo rigirati tra le mani se

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