Trasporti via mare, ora i sardi rischiano il default

Dopo il via libera al concordato fallimentare per Moby e Tirrenia Onorato rinuncia alle rotte in convenzione e nello scenario che si profila traballa fortemente il diritto alla mobilità della popolazione isolana

Abituato ai pescecani della finanza Onorato sembra avere imparato a nuotare benissimo nelle acque agitate dei tribunali. In un solo giorno porta a casa un doppio preziosissimo salvagente. Via libera al concordato fallimentare per Moby e per Tirrenia. Il gruppo che annaspava tra i gorghi delle aule fallimentari riesce a respirare. E a dire il vero sembra prepararsi a una nuova vita. Una compagnia forse più piccola e più compatta. Pronta anche a mettere da parte la guerra di religione contro la nemicissima Grimaldi, e a ribaltare la rivalità dei mari in alleanza. Sulla Civitavecchia-Olbia gli slot saranno divisi in tre, anche con Gnv. E il gruppo Onorato rinuncia alle rotte in convenzione. L’ossigeno di Stato, 72 milioni all’anno, che per oltre un decennio sono stati il carburante della flotta ora non servono più. Almeno questo risulta dalle proposte presentate al tribunale. Onorato è certo di andare avanti senza quelle risorse. Ora i giganti dei mari rifiutano la stampella di governo. Raccolta, almeno su alcune rotte, da Grimaldi.

L’ok al doppio concordato ha in sé delle ricadute sull’economia dell’isola che vede nell’imbuto oneroso dei trasporti uno dei principali ostacoli al suo sviluppo. Da una parte il Risiko dei mari è ancora più aperto, ma sarà l’atteggiamento delle compagnie a segnarne l’evoluzione. Tutto da capire se ci sarà un cartello o una guerra all’offerta speciale. Dall’altra per i sardi la continuità marittima rischia di diventare un oggetto del passato, come il gettone telefonico o l’aliscafo. Senza continuità le compagnie sono libere di coprire le rotte nel periodo che ritengono più conveniente e con i costi che ritengono adeguati. Nessuna garanzia per l’utente finale. Dopo la fine di Meridiana, trasformata e incenerita in Air Italy, ora traballa anche la continuità dei mari. Per i sardi il rischio è di restare ancora più isolati o di fare un tuffo nel passato quando muoversi dalla propria terra era roba da ricchi.

In una visione pessimistica del futuro si potrebbe immaginare la Sardegna come terra per le vacanze aperta e collegata per quattro mesi all’anno, e per il resto in balia delle leggi del mercato, senza rotte per cielo e per mare. Con buona pace dell’Europa che per un decennio ha posto paletti a qualsiasi ipotesi di modello di continuità territoriale. La debolezza del governo regionale e di quello nazionale hanno trasformato la crisi dei vettori aerei e navali in un tracollo del diritto alla mobilità dei sardi. In questo strano testacoda in cui lo Stato decide di salvare Alitalia e Tirrenia e di cancellare l’unica realtà isolana, Air Italy, a uscire stritolata è la possibilità dei sardi di avere la possibilità di muoversi dalla propria terra con la stessa facilità di qualunque cittadino europeo. Un costo anche per le imprese sarde che avranno sempre più difficoltà a esportare i loro prodotti a costi competitivi e di importare le materie prime. L’emergenza covid ha messo la sordina a tutte le altre emergenze della Sardegna. Ora che il virus si ritira si iniziano a vedere le macerie del sistema sociale e imprenditoriale dell’isola. L’incoscienza di massa dell’ebrezza estiva per ora dopa i dati di un’economia al tracollo. Finiti i 60 giorni di danze sotto il sole la Sardegna si ritroverà a contare i dati record di un sistema collassato da due anni di lockdown.

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