La Nuova Sardegna

L'Ucraina combatte anche per noi

di PIERO FASSINO
L'Ucraina combatte anche per noi

Abbiamo dato il via libera alla fornitura di apparati e strumenti militari all’Ucraina per difendere la sua sovranità e il suo popolo dall’aggressione russa. Siamo in guerra? La risposta è no - IL COMMENTO

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Il Parlamento italiano con voto unanime - alla Camera 516 sì su 516 votanti - ha approvato la Risoluzione sull’Ucraina dando mandato al governo di agire su tre fronti: un programma straordinario di aiuti umanitari sia per accogliere i profughi che fuggono dalla guerra, sia per la popolazione in Ucraina; l’applicazione delle severe sanzioni economiche e finanziarie che l’Occidente ha adottato per indurre Putin a fermarsi.

E la fornitura di apparati e strumenti militari all’Ucraina per difendere la sua sovranità e il suo popolo dall’aggressione russa. Ed è su questo punto che è sorta la domanda: allora siamo in guerra? La risposta è no. Ma poiché l’interrogativo rimane, proviamo a ragionarne.

C’è una guerra? La risposta è sì. Una guerra tra uno Stato aggredito e uno Stato aggressore che ha violato ogni regola del diritto internazionale e tutti gli Accordi che l’Europa e le sue istituzioni - Unione Europea, Consiglio d’Europa, Osce - si sono dati per assicurare stabilità, sicurezza, cooperazione e convivenza pacifica al continente.

Una guerra che viola principi fondamentali, a partire dal rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni nazione. L’Ucraina, il Paese aggredito, ha chiesto alla comunità internazionale di non essere lasciata sola nel resistere all’aggressione. L’Italia, insieme ai suoi alleati atlantici e europei, ha risposto all’appello. Una decisione in assoluta coerenza con lo Statuto delle Nazioni Unite e con la Costituzione.

L’art.2 dello Statuto dell’Onu prescrive che «gli Stati Membri devono astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite». Un principio a cui si può derogare per legittima difesa, disciplinato dall’art. 51 della Carta Onu che prevede «il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite».

Ora, ciò che è successo il 24 febbraio è proprio un «attacco armato» contro uno stato membro dell’Onu che dunque ha diritto a ricorrere a iniziative di «autotutela individuale e collettiva», anche chiedendo aiuto ad altri paesi per ripristinare la propria sovranità.

La decisione del Parlamento italiano è stata assunta quindi in piena coerenza con la Carta dell’Onu e anche con l’articolo 11 della Costituzione che dichiara: «L’Italia rifiuta la guerra come strumento di offesa e di risoluzione dei conflitti». Il nostro sostegno all’Ucraina non ha come obiettivo di aggredire la Russia, ma di consentire all’Ucraina di difendersi dall’aggressione decisa da Putin. L’Italia non ha dichiarato guerra e non è impegnata militarmente con le proprie truppe o proprie strutture militari nei teatri di guerra. Ma l’Italia repubblicana non è un paese neutrale, non lo è mai stato e non lo prescrive la Costituzione. Non siamo in guerra, ma non siamo indifferenti e tanto meno equidistanti tra chi aggredisce e chi è aggredito.

In tale scelta non vi è alcuna forma di ostilità verso la Russia, che non è un paese nemico ed è da sempre parte della vita e della storia del continente europeo. La cultura russa, la sua letteratura, la sua spiritualità sono un patrimonio inestimabile della civiltà europea. L’Italia non lavora all’umiliazione della Russia, ma per fermare Putin e la sua guerra scellerata.

La scelta di essere al fianco dell’Ucraina è dettata dalla necessità di non subire un atto di prevaricazione, di prepotenza, di violazione del diritto internazionale che mette a rischio la sicurezza, la stabilità e la pace in Europa.

Una scelta che non contraddice la vocazione alla pace. Ma la pace non la si conquista con l’inazione o assistendo passivi al sopruso di un aggressore verso l’aggredito. I partigiani italiani volevano la pace e non esitarono a impugnare le armi e combattere per conquistarla.

Né fornire mezzi di difesa all’Ucraina significa rinunciare a battersi per riaprire la strada al negoziato. Ma questa eventualità - che va percorsa cogliendo ogni minimo spazio utile - ha possibilità di affermarsi se l’Ucraina resiste, facendo fallire la guerra-lampo di Putin. E affinché l’Ucraina resista occorre fornirle i mezzi necessari, sostenendo un popolo che sta difendendo la sua libertà. E che combatte anche per la nostra libertà.
 

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