La Nuova Sardegna

Ipocrisie e lobbisti sull'energia da utilizzare nell'isola

di LUCA ROJCH
I lavori per il gasdotto Galsi, progetto naufragato
I lavori per il gasdotto Galsi, progetto naufragato

Un passato a carbone, un futuro a batterie. Nel mezzo la totale assenza di qualsiasi strategia

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Un passato a carbone, un futuro a batterie. Nel mezzo la totale assenza di qualsiasi strategia energetica. La Sardegna, unica regione senza metano, continua a non avere un piano di ampio respiro per garantirsi kilowatt a prezzi competitivi. Il passato è un deprimente insieme di strade sbagliate, di percorsi interrotti. Dal carbone al metano. Dalla dorsale al fotovoltaico. Dall’eolico ai combustibili fossili. L’isola è rimasta senza corrente per colpa delle correnti. Quelle politiche, che hanno spostato il baricentro della rivoluzione energetica. Al variare delle maggioranze è cambiato il carburante magico. Petrolio, gas, vento, sole.  

Ma l’incertezza questa volta potrebbe diventare un peccato mortale. Le risorse del Pnrr, la guerra che ha mostrato come l’Occidente debba trovare una sua via energetica, la rivoluzione green. Gigantesche occasioni per creare le infrastrutture che daranno l’energia del futuro. Ma la Regione non c’è. Il governatore Christian Solinas sembra anzi non volere salire su questo treno e ha chiesto al ministro Giorgetti di non firmare il decreto energia per la Sardegna. Un rischio che potrebbe lasciare l’isola nel Medioevo energetico.

Un percorso contraddittorio e accidentato. In principio era il Galsi, il metanodotto che avrebbe trasformato l’isola nel rubinetto dell’Europa. Il gas algerino doveva passare dalla Sardegna per approdare nella penisola e inondare l’Europa. Il progetto aveva già gambe e finanziamenti. Nel 2008 era stato costituito anche il consorzio di cui faceva parte anche la Sfirs con l’11%. Un’opera che doveva portare 8 miliardi di metri cubi all’anno di gas. Il progetto era stato presentato nel 2003 da Mauro Pili.

Il governatore Francesco Pigliaru aveva definito la fase operativa. Ma il Galsi era evaporato con il cambio di maggioranza. I sottili equilibri della geopolitica mondiale avevano fatto tramontare il Galsi. Era rimasta la dorsale, il tubo che doveva irrorare l’economia sarda di metano. Il salto di qualità è diventato un salto nel vuoto. I 5 Stelle si erano spesi con il “popolo del no” per smontare la dorsale in campagna elettorale. La valanga grillina alle urne aveva sepolto anche i sogni di metano della Sardegna. “Struttura obsoleta”, “Il gas è il passato, ora l’energia è green”.

Gli slogan cavalcati con populistico opportunismo e cinica scelleratezza hanno portato la Sardegna, travolta dal covid e dalla guerra, a passeggiare sulla linea di default, soffocata dal peso insopportabile del caro bollette. Perché la svolta green non si è mai vista. Il governo non ha in passato tracciato una linea precisa sulle scelte energetiche. Solo il ministro Roberto Cingolani ha presentato una strategia, che può anche non piacere, per la prima volta si indica una via alternativa alle centrali alimentate con combustibili fossili. Ma le mega batterie da sole non sono la soluzione. È importante capire come viene alimentato il caricabatterie. Perché è inutile avere l’auto elettrica se la si ricarica con energia prodotta da centrali a carbone.

La strada indicata, in teoria, è tutta verde. Ma per produrre energia green servono investimenti e serve anche una scelta precisa nell’isola del no. Perché l’esercito green che spinge per la transizione ecologica sogna kilowatt eolici e fotovoltaici, ma non vuole né pannelli solari, né pale. Nel manuale dell’ecologista nimby i generatori ecologici vanno benissimo, ma certo non vicino a me, non nel mio comune, non nel mio territorio, non nella mia regione, ma neanche sul mare.

In questo quadro di confusione brilla il silenzio della Regione. Il governatore Solinas è riuscito nell’impresa di compattare governo, imprenditori e sindacati. Tutti criticano la sua volontà di non rilasciare l’intesa sul decreto energia per la Sardegna. Una scelta ancora più difficile da comprendere dopo 20 incontri tra l’assessora Pili e il ministero. E tre vertici tra Solinas e Cingolani. Una decisione arrivata fino al Ministero, con una richiesta al ministro Giorgetti di riaprire la discussione sulle fonti energetiche. Un tavolo che rischia di essere vuoto, senza più nulla, perché le risorse sono state già assegnate ad altre Regioni.


 

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