La continuità territoriale paradossale
Gli effetti devastanti del modello creato dalla maggioranza regionale guidata da Solinas
A suo modo si può definire un capolavoro. La Regione in questi anni ha creato un modello unico: la Continuità territoriale paradossale. In poche parole ha costruito un disastro giuridico, davanti al muro dell’Ue, ed è riuscita a inventare il monopolio del libero mercato. La maggioranza che governa la Regione dimostra di non aver compreso e valutato in modo adeguato gli effetti delle sue scelte.
Un paio di bandi flop hanno portato a una continuità senza compensazioni e obblighi. All’inizio ha festeggiato l’accordo con Ita e Volotea, e lo ha spacciato come un grande successo. Ma davanti agli altissimi prezzi imposti ai non residenti, la Regione ha puntato il dito contro le leggi spietate del libero mercato. Il problema è che il libero mercato esiste solo nella incomprensione di ciò che loro stessi hanno generato. Un prezzo libero, ma messo nelle mani di compagnie a cui proprio la Regione ha attribuito una posizione dominante, di quasi monopolio, nelle tratte e negli orari più appetibili. E cosa fa un’impresa che gode di una posizione dominante e può scegliere i prezzi con totale libertà? Aprite il più elementare manuale testo di economia e troverete subito la risposta: prezzi alti per massimizzare il profitto, resi possibili dall’assenza di concorrenza che l’autorità pubblica gli garantisce.
Ora il nuovo assessore e il suo governatore si trovano a rincorrere una situazione fuggita dalle loro mani. Intorno a questo disastro giuridico, i cui effetti si riverberano sul diritto alla mobilità dei sardi e sulla possibilità di organizzare una stagione turistica, si innesta la retorica trionfante di una vittoria di carta: l’insularità in Costituzione. Che sta appunto sulla Carta, e su un mondo di carta. Perché è un principio privo di contenuti, e di effetti reali.
Nella infinita trattativa tra Regione e Ue, con lo Stato spettatore disinteressato, si è arrivati al paradosso per cui si vietano gli aiuti di Governo, ma si crea un dumping per cui il prezzo calmierato per i residenti è pagato da quello altissimo che pagano i non residenti. Una scelta che penalizza la Sardegna, e non solo da un punto di vista turistico. La Regione, e il Governo, dovrebbero avere un coraggio fino a ora mai mostrato. Dovrebbero iniziare una battaglia che durerà più di questa legislatura, ma che potrà davvero liberare la Sardegna dal suo isolamento. Dovrebbero iniziare una battaglia condivisa per sconfiggere l’attuale interpretazione della normativa europea che oggi non consente di calmierare il prezzo di viaggio per i non residenti. Per ora la giunta, ma anche quelle precedenti, si sono limitate a puntare il dito contro la perfida Bruxelles, contro l’indolente Roma. Solinas dal 2020 ha inondato i burocrati di Bruxelles di carte in cui ha cercato di dimostrare la necessità di una tariffa unica e della necessità di sostenere il mercato turistico dell’isola. Ma senza spostare di un millimetro la posizione dell’Ue. Non è riuscito a rivendicare davanti all’Europa la necessità di creare collegamenti che per tutti abbiano lo stesso costo al chilometro del biglietto ferroviario. Questa in teoria dovrebbe essere il metro di misura preso in considerazione.
Al contrario negli anni le giunte, piegate anche dagli uffici legali delle low cost che hanno picconato i bandi di Continuità, hanno subito i divieti sempre più rigidi imposti dall’Europa. Ridotte le frequenze, i posti disponibili, la platea dei beneficiari della continuità, le destinazioni. In nome del libero mercato, la Sardegna è rimasta fuori dalle rotte. Durante la giunta Solinas, al di là degli sforzi del governatore, la situazione è peggiorata. La sudditanza si è trasformata in anarchia. In un duopolio in cui a vincere è l’assenza di regole. Servirebbero meno retorici vessilli e più agguerriti legali. E in molti ora baratterebbero subito una falsa insularità con una vera continuità.
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