La Nuova Sardegna

Covid

Attenti alla Cina ma senza isterie

di Eugenia Tognotti
Attenti alla Cina ma senza isterie

Il boom di contagi in Oriente

04 gennaio 2023
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Al momento la minaccia cinese, legata all’impennata dei casi, non suscita particolare allarme. E non dovrebbe farlo, se la situazione non volge al peggio, a dispetto dell’overdose di inquietudine diffusa da alcuni giornali; e anche, in qualche modo, dalla ricomparsa sulla scena di schiere di virologi & affini.

Che, lungi dal tranquillizzare - e al di là delle loro stesse rassicuranti - aprono scenari preoccupanti, evocando varianti, sottovarianti e possibili evoluzioni, legate alla circolazione del virus nel paese del Dragone. Con l’emergenza cinese si riaffacciano le teorie del complotto. Proprio il giorno di Capodanno, l’ex segretario di Stato all’epoca della presidenza Trump, Mike Pompeo, ha avanzato, in un’intervista televisiva, la tesi di una deliberata volontà del presidente della Repubblica popolare cinese di infettare il mondo, come tra anni fa; esortando i leader mondiali, ad impedire ai cittadini cinesi di diffondere il virus da un paese all’altro. Detto questo , restano i dati rassicuranti: il nostro Paese ha già adottato misure precauzionali per i viaggiatori provenienti dalla Cina, e i nomi dei mutanti - emersi dai primi sequenziamenti eseguiti a Malpensa e a Fiumicino sui viaggiatori risultati positivi al test - sono ‘vecchie’ e non aggressive conoscenze, essendo componenti della grande famiglia Omicron, con noi dalla fine dell’anno scorso. Nessuna traccia, almeno per ora, della temuta variante Gryphon, data come presente nella Terra di mezzo, indicata dall’Oms ‘come la più immunoevasiva identificata’ per la sua capacità di ‘sfuggire agli anticorpi. È difficile prevedere le conseguenze epidemiologiche di una così vasta ondata di contagi nel paese asiatico – dovuta all'abbandono della dissennata e disastrosa strategia zero Covid e ai rigidissimi e contestati lockdown adottati da Pechino.

Il pericolo di nuove varianti più aggressive non può essere sottovalutato, mentre non si dispone - come sempre - di dati trasparenti, compresi quelli sulla sequenza genomica virale. La strada da perseguire è quella della vigilanza e della messa a frutto delle lezioni del passato. Naturalmente siamo in una situazione ben diversa rispetto agli anni scorsi. La copertura vaccinale è alta, è anzi una delle più alte al mondo. Ma occorre continuare con la campagna di vaccinazione per proteggere soprattutto i più fragili dall’arrivo di nuove possibili ondate dalla Cina, che sta pagando duramente, da una parte, gli errori dovuti agli errori delle strategie adottate contro il Covid; dall’altra i risultati di una campagna di vaccinazione a maglie troppo larghe, con un vaccino meno efficace di quelli occidentali. I virus, si sa, non viaggiano solo su voli diretti e non riconoscono confini. Occorrerebbe un maggior coordinamento tra i paesi dell’Ue che hanno proceduto fin qui in ordine sparso, puntando, per lo più, sulla richiesta ai viaggiatori provenienti dalla Cina di un test Covid-19 negativo prima dell'arrivo. Per questo, c’è da augurarsi che porti ad una risposta congiunta l’incontro per discutere il meccanismo di gestione della crisi fissato per oggi dalla Svezia- che ha assunto la presidenza del semestre Ue. Nel frattempo, con un po' di ritardo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha incontrato funzionari cinesi per discutere dell'aumento delle infezioni da Covid-19, ribadendo la fondamentale importanza di condividere i dati in tempo reale sull'esplosione dei casi. Sappiamo bene quanto è difficile disporre di dati trasparenti, accurati e sistematici su infezioni, decessi, varianti virali. Ci si augura un salto di qualità nella fermezza dell'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite nel richiedere trasparenza, dati specifici sulla situazione epidemiologica, sulle vaccinazioni somministrate e sullo stato delle vaccinazioni, soprattutto nelle persone vulnerabili. È il meno che ci si può aspettare dopo la sconvolgente esperienza che abbiamo vissuto in questi tre anni.

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