La Nuova Sardegna

L’ombra di Ratzinger su Papa Francesco

di Marcello Fois
L’ombra di Ratzinger su Papa Francesco

12 gennaio 2023
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non è una novità per la storia occidentale che i rovelli di una civiltà si vedano attraverso la cartina al tornasole del Vaticano. Si diceva che “morto un Papa, se ne fa un altro”, ma noi tutti abbiamo vissuto un’inedita, specialissima, situazione di convivenza di due Papi contemporaneamente. Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio sono rappresentanti di due concezioni diverse, in alcuni casi distanti, di quello che dovrebbe essere la Chiesa nel mondo.  

Dottrinale il primo, sociale il secondo. Ora, in una straordinaria piega della Storia, queste due visioni, che finora si erano alternate in rapporto al Papa “regnante”, sono convissute, come separate in casa, in questo eccezionale evento di avere due Pontefici in carne e ossa contemporaneamente. Una convivenza tutt’altro che facile che ha determinato non poco nella condotta di Papa Francesco fino al nono anno del suo pontificato. La compresenza del Papa Emerito tedesco ha rappresentato l’incarnazione di un punto di vista alternativo vivente che si affiancava all’azione, e alla visione, del Papa argentino.

Uno Benedetto, nella linea rigorosa dei Benedetti che l’hanno preceduto. E uno, rivoluzionariamente, Francesco, col crisma del messaggio diretto, della semplicità, dell’attenzione al sociale. Tensioni che in Vaticano si erano per lo più alternate: nella nostra memoria collettiva recente, per esempio, Paolo VI è stato più “dottrinale” rispetto a Giovanni XXIII. La brevissima parabola di Papa Luciani già faceva intravvedere germi dell’attitudine a coniugare le due anime della Chiesa.

Ma nel suo lungo pontificato, Giovanni Paolo II, già dal nome prescelto, aveva chiarito che avrebbe fatto di tutto per convogliare in un’unica pulsione queste due spinte. Va da sé che l’autorevolezza del Governo Pontificio consiste nella “conditio sine qua non” che il Papa in carica, proprio perché in carica, e quindi eletto, con l’ausilio dello Spirito Santo, sia infallibile. Ma quando tale infallibilità viene smorzata dalla coesistenza in vita di due Papi, come si risolve la questione? Ratzinger e Bergoglio si sono accordati inter pares perché non ci fosse la minima interferenza tra i due punti di vista. Il Papa rinunciatario si è impegnato all’assenza e il Papa al governo si è impegnato a considerare quella figura impalpabile, quel fantasma di sé, come un referente attivo nonostante il suo fragoroso silenzio. Fino a quando con la fine del 2022, Joseph Ratzinger ha lasciato le spoglie mortali.

Un avvenimento che in qualche modo riporta Papa Francesco al suo primo giorno di pontificato. Come un ragazzo che compisse la maggiore età. Gli attuali sommovimenti vaticani, anche attraverso le incredibili, quanto eterodosse, esternazioni del Cardinale Gänswein, l’affascinante Padre Georg, da sempre vicinissimo a Papa Ratzinger, si potrebbero leggere proprio nel senso di una richiesta di prolungamento della tutela nei confronti di un Papa in carica, Bergoglio, ritenuto troppo liberale. E che, dunque, non va lasciato a briglia sciolta specialmente ora che il suo predecessore è morto. Perché la “briglia sciolta” di Papa Francesco può significare definire e proclamare azioni finora solo sussurrate come il controllo severissimo delle spese vaticane o la stretta definitiva su un argomento spinosissimo come le accuse di pedofilia che hanno coinvolto prelati, anche importantissimi.

Il braccio di ferro tra queste due visioni della Chiesa avrebbe partorito, al momento, un libro di memorie, si dice di rivelazioni, di Padre Georg, che pare allinearsi, in quanto a necessità di visibilità, al Principe Harry. Papa Francesco informato della pubblicazione imminente, quasi inaugurando il nuovo, temuto, corso comunicativo da Pontefice unico, ha già definito “chiacchiericcio”, cioè gossip, questo annunciare del segretario personale di Ratzinger e l’ha pubblicamente convocato per un incontro “privato”. Nel frattempo, dopo quarant’anni, non certo senza “autorizzazione” si riapre il caso Orlandi. Ne vedremo delle belle.
 

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