La Nuova Sardegna

Il nuovo ministero

Il bluff della sovranità alimentare

di Roberto Furesi e Pietro Pulina
Il bluff della sovranità alimentare

Il ministero di fatto eroga aiuti ad agricoltura e allevamento di prodotti difficilmente definibili solo locali ignorando i settori importanti che coinvolgono l’alimentazione quali trasformazione, distribuzione e logistica, fattori che condizionano fortemente il “diritto al cibo della popolazione”, la natura sostanziale della sovranità stessa

22 aprile 2023
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La difesa del “primato nazionale” è uno degli obiettivi che ispira l’azione del Governo Meloni. Tra i baluardi che si vuole erigere a protezione di ciò che è italiano, la sovranità alimentare si pone tra quelli strategicamente più rilevanti. Così rilevante da entrare nella denominazione del Ministero, oggi chiamato Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf). Terminata la fase propagandistica ed entrati in quella operativa, si inizia a comprendere ciò che l’Esecutivo intende concretamente per sovranità alimentare.

Lo spunto viene dalle anticipazioni sulle linee guida con cui il Ministero intende spendere i primi 35 milioni di euro dei 110 che la Legge di Bilancio 2023 attribuisce al neoistituito Fondo per la sovranità alimentare. Gli interventi iniziali andrebbero a favore dei settori mais, proteine vegetali, grano tenero, orzo e carni bovine. La tipologia di supporto immaginata dovrebbe consistere in aiuti a ettaro o a capo allevato, aggiuntivi rispetto a quelli erogati dalla PAC. Una prima considerazione riguarda proprio quest’ultimo aspetto. Bisogna infatti ricordare che il sostegno dei singoli Stati al settore agricolo è consentito dai Trattati UE soltanto in situazioni eccezionali e di particolare gravità. In caso contrario ci si troverebbe di fronte a un “aiuto di Stato” e alle relative sanzioni UE. Una seconda considerazione attiene al ruolo di custode dell’italianità attribuito dal Governo alla sovranità alimentare, ruolo che, a considerare i settori interessati dall’intervento, appare decisamente disatteso. Il mais, infatti, tutto è fuorché un prodotto di origine italiana; anzi, parafrasando Michele Serra, potremmo considerarlo un esempio di “migrante di successo”. Nel caso delle proteine vegetali, la dipendenza dalle importazioni è quasi totale e non contrastabile per via dei costi produzione non competitivi. La carne bovina viene prodotta in Italia con larghissimo e insostituibile uso di razze non italiane. Solo frumento tenero e orzo vantano una solida origine nazionale, peraltro annacquata da decenni e decenni di modificazioni genetiche. Senza richiamare la definizione di sovranità alimentare, per la quale si rimanda alla Dichiarazione di Nyeléni del 2007, fin da queste prime mosse si comprende quanto riduttiva sia la concezione di tale valore da parte dell’Esecutivo.

Innanzitutto, si concentrano gli interventi sul solo settore agricolo, mentre l’alimentazione coinvolge anche le attività di trasformazione, distribuzione, e logistica, che forse più del settore primario condizionano il diritto al cibo della popolazione, cioè la natura sostanziale della sovranità stessa. Sì, perché sovranità alimentare altro non è che il controllo diretto dei sistemi di produzione da parte della popolazione, dei contadini, delle comunità. Questo significa rapporti di filiera leali e trasparenti, centralità dei mercati locali e nazionali, pratiche ecosostenibili e rispettose dei valori sociali e di comunità. È evidente che un simile approccio implica la de-mercificazione del cibo, ovvero la sottrazione delle produzioni agroalimentari alle logiche mercantili della domanda e dell’offerta, così come propone il Governo francese nelle trattative internazionali su commercio e politiche agricole. Viceversa, il Fondo ministeriale che stanzia risorse in sostegno ad alcuni settori non fa altro che replicare e rafforzare le logiche europee, che si avvalgono comunque del mercato per raggiungere i propri obiettivi. Pur non esprimendo alcun giudizio di valore sull’ipotesi di provvedimento in sé, si deve tuttavia sottolineare come il principio della sovranità alimentare - concetto elaborato in un preciso contesto e con obiettivi politici ben definiti - sia divenuto per il Governo una bandiera ideologica distorta e fuorviante. Tanto che verrebbe da suggerire un ulteriore cambio di denominazione del Ministero. Sarebbe infatti più onesto chiamarlo “Ministero delle Politiche di Aiuto all’Agricoltura e delle Foreste”. In questo modo, tra l’altro, si tornerebbe al MiPAAF dei bei tempi.

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