Il dibattito

Le proroghe balneari del governo

di Luca Deidda
Le proroghe balneari del governo

Concessioni nelle spiagge e politica

29 aprile 2023
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Che figuraccia! Tanto hanno tergiversato i nostri governanti sulle concessioni balneari che alla fine, addì 20 aprile 2023, è arrivata la sentenza della Corte Suprema europea. A sancire che devono essere assegnate in maniera «imparziale e trasparente», nel rispetto della direttiva Bolkestein (2006/123/CE). Traduzione: vanno assegnate a gara. Non prorogate per anni a favore delle stesse facce e agli stessi prezzi stracciati. Una indecenza, l’inerzia governativa su questo tema, che la dice tutta su ciò che siamo diventati.

Un Paese che protegge a tutti i costi le rendite di posizione di quelli che sono già dentro, titolari di qualcosa, le concessioni balneari in questo caso, e mortifica chi è fuori. A iniziare dai giovanissimi, che sul mercato, a fare impresa o a lavorare, ci devono ancora arrivare. Il Paese protegge le rendite di posizione dei padri, allergico all’idea che i grandi possano essere mortificati dal giudizio severo del mercato, e però non si fa scrupolo di mortificare i giovanissimi sciorinando una peraltro confusa retorica del merito in materia d’istruzione. Ritorniamo alla questione balneari.

La sentenza della corte suprema ribadisce che l’assegnazione deve essere tale da rendere le concessioni effettivamente contendibili e conferma il divieto assoluto di rinnovi automatici. È ciò che tutti si aspettavano, dato che nel 2020 la UE aveva aperto nei confronti di quest’Italietta una procedura di infrazione per il mancato rispetto della succitata direttiva Bolkenstein. Tra l’altro, la Corte suprema ritiene che tale direttiva sia sufficientemente chiara e precisa da sancire per le amministrazioni locali e giustizia italiane l’obbligo di applicarla anche laddove vi siano norme nazionali contrastanti. Posizione peraltro coerente con quanto disposto dal nostro Consiglio di Stato in seduta plenaria nel 2021

. La situazione attuale delle concessioni balnearie è grave perché lo stillicidio di proroghe ha tenuto in piedi un sistema di assegnazioni che non solo protegge in maniera eccessiva i titolari attuali facendo venir meno una sana competizione ma anche e soprattutto perché i prezzi delle concessioni sono estremamente bassi. La legge nazionale prevede un canone annuo che beneficiari di concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative devono versare allo Stato. Per le zone A, ad elevato interesse turistico, nel caso di occupazione con impianti di difficile rimozione, è di euro 4,13 al metro quadro. Con impianti facilmente rimovibili il canone scende. Un decreto del 2020 ha alzato il canone annuo minimo a 2500. Oltre il 70% delle concessioni, alla data di questo provvedimento pagava, all’anno, meno di questa cifra.

Quanti metri quadri ci vogliono per un ombrellone e due lettini? Prezzi alla mano sembra abbastanza chiaro che in molti casi, qualche giornata estiva basta, spesso e volentieri, a ripagare il canone. Non ci sorprendiamo, il monopolista fa il prezzo che gli conviene ed è giusto così. Canoni così bassi sono un problema perché costituiscono un considerevole sussidio implicito. E non è chiaro perché questo sussidio sia necessario. E se lo fosse, il metodo per fornirlo non sarebbe certo la proroga agli attuali concessionari. In realtà, altro che sussidi, il problema sono semmai le esternalità negative causate dallo sfruttamento delle spiagge.

Perché canoni così bassi sono insufficienti a finanziare politiche ambientali capaci di contrastare tali esternalità e rendere sostenibile il flusso di bagnanti che affollano le nostre spiagge. I paladini delle proroghe parlano della salvaguardia degli investimenti fatti da chi è attualmente titolare delle concessioni. Può essere. Anche se nessuno si pone il problema di risarcire gli investimenti fatti dal titolare del bar che chiude perché hanno aperto un bar accanto serve una birra gelata a cui non si può resistere. E anche se fosse, ci sono molti modi per tutelare chi ha investito senza compromettere la contendibilità delle concessioni. E però, continuiamo a tergiversare. Si, perché la risposta del governo alla sentenza è che prima delle gare serve una mappatura delle spiagge.
 

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