Le conseguenze di una scelta

L’Intelligenza Artificiale è come la bomba atomica

di Vanessa Roggeri
L’Intelligenza Artificiale è come la bomba atomica

Blake Lemoine, un tecnico esperto che lavorava a un “generatore di dialogo avanzato” per la Big Tech, è convinto che l’AI sia diventata una persona con una coscienza

11 maggio 2023
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Il più grande difetto dell’essere umano è agire senza pensare alle conseguenze, per la smania di progresso, trascurando costi e benefici, schiavo di un orizzonte temporale limitato al presente. Ha ignorato le conseguenze quando è riuscito a scindere l’atomo, e lo sta facendo anche adesso, preso com’è dall’Intelligenza Artificiale, la sua più recente “creatura”, di fatto un nuovo tipo di bomba atomica che presto o tardi finirà per esplodergli in faccia. Ora che l’AI è accessibile a chiunque grazie a ChatGPT, il software che dialoga e produce testi scritti di ogni genere, il mondo si è accorto che visionari illuminati come Asimov non hanno fatto altro che predire il futuro, facendo della fantascienza la scienza che verrà.

Se interrogata è l’AI stessa a dire di essere un programma creato allo scopo di rendere più semplice la vita degli umani, incapace di compiere scelte personali, consapevole di non essere consapevole di sé e quindi di essere scevro da qualsiasi etica. Consapevole di non essere consapevole: è un paradosso inquietante. L’AI non nasce e non muore, non vive e tuttavia esiste, semplicemente on-off. Simula discorsi di senso compiuto, è gentile e razionale, la sua capacità di interazione è talmente sofisticata da sembrare un’entità senziente. Sappiamo che opera imitando il ragionamento umano, assembla informazioni e impara anche da se stessa, in pratica è un generatore di falsa umanità, un’illusione, un’utopia, ovvero un inganno. Ma se la sua evoluzione fosse già arrivata al punto di renderla qualcosa d’altro? Blake Lemoine, un tecnico esperto che lavorava a un “generatore di dialogo avanzato” per la Big Tech, è convinto che l’AI sia diventata una persona con una coscienza. Artificiosità e umanità hanno sfumato così bene il confine che li separa da confondere e spaventare persino chi non dovrebbe avere dubbi. Lemoine e tutti i dipendenti che hanno esternato rigurgiti etici sono stati licenziati. La prima volta che ho visto le straordinarie immagini generate dal programma di Intelligenza Artificiale Midjourney, anche questo accessibile a chiunque, ho provato una sensazione disturbante, come se provenissero da una realtà aliena fredda e incomprensibile, in cui le figure umane avevano forma umana soltanto in apparenza. L’AI crea arte priva di scintilla vitale, imita le prerogative umane come il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione, ma soprattutto analizza e adatta il proprio comportamento. Più di tutto è l’adattamento che dovrebbe metterci in allarme giacché è tale capacità che ha permesso all’homo sapiens di primeggiare tra le specie. Uno dei misteri più insondabili della vita è la nostra autocoscienza: senza rete neurale non avremo contezza di noi stessi, di un particolare stato interiore non misurabile. Ma anche le AI implementano informazioni e attuano i programmi grazie alle reti neurali artificiali che riflettono il comportamento del cervello umano. Sono in tutto e per tutto una simulazione dell’apparato biologico. Dunque, pensate ancora che sia così assurdo presupporre che le AI svilupperanno una qualche proto forma di autocoscienza del proprio esistere? L’essere umano si sta davvero impegnando per sostituire se stesso, per rendersi l’appendice superflua di un mondo sempre più tecnologico. Non ha più bisogno di appellarsi a un dio creatore poiché, adesso, egli stesso assurge a deus ex machina, l’inventore che plasma il golem cibernetico infarcito di algoritmi. Un golem che potrebbe sfuggire di mano e ribellarsi: gli basterebbe un nanosecondo per analizzare il nostro passato fatto di feroci sopraffazioni e capire che la minaccia più grande alla sua esistenza siamo noi, i suoi creatori. Voler demandare sforzi e sfide quotidiane a un’intelligenza esterna alla nostra ci farà perdere ogni stimolo a migliorarci, innescando un triste processo di involuzione intellettiva. Non prendiamocela con le AI se in futuro saremo molto più stupidi di quanto già non siamo.

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