La Nuova Sardegna

Il caso

Il cuore e il sangue come souvenir

di Eugenia Tognotti
Il cuore e il sangue come souvenir

Monumento realizzato per l’Avis vandalizzato a Olbia

07 gennaio 2024
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Diciamocelo. Suscita un incontenibile moto di rabbia e di sdegno, la vigliacca azione di “spoliazione” e danneggiamento messa in atto la notte di Capodanno nel lungomare di Olbia ai danni del monumento ai donatori di sangue, realizzato per l’Avis dagli studenti dell’Ipia Amsicora con materiale realizzato con i gusci dei mitili, l’oro nero del mare di quella città. Il fatto è che non siamo qui in presenza di un banale atto vandalico- come quelli di cui parlano continuamente le cronache - nei confronti di statue o monumenti che incorporano simboli, valori e frammenti di memoria collettiva e sociale che per loro natura sollevano rivendicazioni e istanze diverse, anche forti e controverse.

Penso, per fare un esempio, al monumento di Carlo Felice in piazza Yenne, a Cagliari, imbrattato da mano ignota qualche anno fa, forse, è lecito ipotizzare, stimolata da gruppi anti Savoia che chiedono da sempre la rimozione dell’opera. Una richiesta che rientra, comunque la si pensi, in un tentativo di riappropriazione dello spazio pubblico e di una rinegoziazione dei simboli e dei significati che gli artefatti che li incorporano rendono accessibili alla gente. Né, ancora, siamo di fronte qui alla volontà di sfregiare dei simboli, come è accaduto per diverse panchine rosse installate in spazi pubblici di diverse città contro la violenza di genere.

L’imbrattamento e la distruzione delle targhe che contenevano il messaggio la dice lunga sulle motivazioni che hanno spinto l’azione vandalica. Quelle che hanno spinto un manipolo di “scappati di casa” – viene da dire – a vandalizzare quel monumento e a danneggiarne l’estetica e la funzionalità in una notte di festa - sono state l’egoistico e dissennato desiderio di portarsi dietro un souvenir e di farlo danneggiando un monumento realizzato in onore dei donatori di sangue. Simbolo e sinonimo di vita in ogni cultura e a tutte le latitudini da sempre.

Il sangue come terapia, la terapia attraverso il sangue. Il sangue salva la vita. Per condurre una vita (quasi) normale, i talassemici hanno bisogno di regolari trasfusioni di globuli rossi, di un ininterrotto flusso di quel prezioso elisir, di quella forza vitale che proviene da tanti generosi donatori a cui il monumento era dedicato. È difficile che gli ignoti trafugatori del cuore e delle gocce fossero olbiesi. Viene da pensare che fossero “forestieri” arrivati ad Olbia per il concerto di Capodanno. Giovani , forse molto giovani, privi di senso di responsabilità e di rispetto e ignari dell’importanza o del valore della struttura che hanno danneggiato , causa incapacità cognitiva ed emotiva di rendersi conto del danno che la loro azione avrebbe provocato. Al di là della mutilazione di quel bel monumento- che ci si augura potrà essere restaurato al più presto perché continui a trasmettere il messaggio del valoro del dono del sangue - resta l’impressione del “danno” del disimpegno morale la cui riparazione esigerà un lungo lavoro per la diffusione di una cultura etica e morale di responsabilità civile e sociale.

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