La Nuova Sardegna

Le elezioni regionali

Sarà per tutti un banco di prova

di Giacomo Bedeschi
Sarà per tutti un banco di prova

Nell’isola un test per gli equilibri nazionali di centrodestra e centrosinistra

24 febbraio 2024
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C’è un costume sempre più urticante e diffuso: è il piagnisteo dilagante della gente che se la prende con la politica, accusandola di essere la causa di ogni male e di essere distante anni luce dai problemi reali. Il che, a onor del vero, può anche essere. Ma, spesso, la massa dei criticoni è la stessa che da anni diserta le urne, rifiutandosi nel proprio piccolo di contribuire al funzionamento democratico del sistema.

E poco importa che si tratti dell’elezione di un sindaco, del presidente di una regione o del Parlamento. Perdonate la divagazione, ma è solo per ricordare che le elezioni non si consumano con un commento al bancone del bar o sui social ma imboccando la via dei seggi. Chi lo farà, a prescindere, sarà autorizzato a lagnarsi per gli anni a venire, consapevole almeno di aver fatto la propria parte. In Sardegna, peraltro, le regionali si annunciano come un banco di prova importante per gli equilibri della politica nazionale. Si arriva al voto dopo una campagna elettorale a tratti sottotono, con partenze sfalsate e con la solita disattenzione ormai diffusa per i programmi dei candidati. Il centrodestra, al di là degli indici di gradimento da brividi della giunta uscente, partiva con una spinta vincente più potente di un maestrale ma arriva ora all’ultimo miglio portandosi il peso di una spaccatura nazionale consumata sull’altare del cosiddetto terzo mandato per i presidenti di Regione e con un dualismo tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini che si fa sempre più acceso, al di là degli abbracci e dei volemose bene recitati in modo plastico anche mercoledì scorso sul palco di Cagliari alla festa per il candidato Paolo Truzzu.

Se le cose andassero diversamente rispetto alle aspettative, il centrodestra potrebbe perdere in un solo giorno l’immagine del monolite vincente costruito nell’ultimo anno e mezzo dalla presidente del Consiglio. I commentatori politici parlano sottotraccia di malumori che potrebbero portare i leghisti sardi (già, ma quanti sono?) e i sodali sardisti a girare le spalle al meloniano Truzzu applicando la formula del voto disgiunto, mettendo una croce sulle rispettive liste e una sul candidato presidente di un’altra coalizione. Un modo per far sentire il proprio dissenso sia per la bocciatura del terzo mandato al Senato sia per la scelta di mettere in un angolo il governatore uscente Christian Solinas. Fantapolitica malpancista? Probabilmente sì.

E’ certo però che una eventuale sconfitta del centrodestra potrebbe cambiare la narrazione attuale della politica italiana, rappresentando il primo passo falso della presidente Meloni. Queste elezioni regionali rappresentano però allo stesso tempo una prova importante anche per il cosiddetto campo largo. Si tratta del primo vero test per verificare se la strada imboccata da Schlein e Conte possa avere concretamente un futuro. Pier Luigi Bersani, un paio di giorni fa, ha parlato di un possibile “squillo di tromba” che, dalla Sardegna, potrebbe raddrizzare la schiena malandata dell’opposizione. E’ tutto da vedere. Ma ci sono gli ingredienti giusti per una tornata che, in un verso o nell’altro, avrà un impatto decisivo sugli assetti delle coalizioni e, forse, dell’intero Paese.

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